Gli anni del sole stanco




Fulvio Capezzuoli


Editore: iDobloni Edizioni

Genere: Narrativa storica 

Pagine: 192

Anno edizione: 2025


Sinossi.Quello che leggerai in questo libro sui tanti che sono morti, è la storia di chi voleva rimediare a un’ingiustizia terribile che patirono le genti del meridione. Da quell’ingiustizia sono nati i mali che affliggono queste disgraziate terre…” 

Una storia diversa. Non quella narrata dai Savoia. Non quella narrata dai Borboni. Questa storia l’hanno raccontata in pochi ed è quella dei contadini, della povera gente umiliata, sfruttata, seppellita viva per mano degli uni e degli altri. La storia del popolo della Terra di Lavoro, dei suoi figli, delle sue figlie. La storia di Michelina De Cesare, donna del sud consapevole e fiera. Brigantessa torturata fino alla morte dall’esercito sabaudo. Esibita in pubblica piazza, nuda e sfigurata, insieme alle salme dei suoi compagni. Vincitore del premio “Città di Castello” nel 2008.

 Recensione di

Sabrina Russo


“Tutte le azioni compiute in questi due mesi sul territorio sono state guidate o organizzate dalla donna di Francesco Guerra.  È lei che dobbiamo eliminare.”

Quanta vita, lotta, sofferenza, può celarsi dietro ad uno scatto? 

Una fotografia, un’immagine capace di ritrarre un volto fino al giorno prima si stanco, ma di rara bellezza, fiero, orgoglioso. Ora il medesimo volto è tumefatto, il corpo svestito e con segni riconducibili a probabili pestaggi e torture. 

Questo è il modo in cui appare Michelina De Cesare, brigantessa uccisa in un conflitto a fuoco il 30 agosto del 1868, a soli ventisette anni. In seguito denudata e poi fotografata insieme ai corpi di altri tre briganti, tra cui Francesco Guerra, uno tra i più temuti capi delle guerriglie di quegli anni. Il giorno dopo i loro cadaveri vennero esposti nella piazza di Mignano, guardati a vista da soldati armati e come monito ad una popolazione ormai affranta e rassegnata. Un corpo denudato e poi fotografato, quello di Michelina, in segno di estremo oltraggio

Le sue foto, sia quelle che la ritraevano intrepida in costume tradizionale da contadina del luogo, armata di fucile e pistola o queste ultime da morta, sono diventate le bandiere del brigantaggio meridionale, poiché in esse traspaiono fierezza e dolore, a rappresentare i sentimenti distintivi di un popolo oppresso al quale non venne dato il diritto di decidere del proprio destino. 

“Gli anni del sole stanco”, dall’ impeccabile penna di Fulvio Capezzuoli, è un romanzo che ci riporta ai difficili e tragici anni che vedono il brigantaggio diventare un movimento, da sporadico e contenuto, di entità maggiore, fino ad assumere proporzioni che richiesero un coatto intervento da parte dell’esercito.

Il 1861, con l’Unità d’Italia e la fine del Regno dei Borbone, in generale ben accolta dal ceto medio borghese, ha però disatteso quelle che erano le speranze di un miglioramento delle condizioni di vita dei contadini e dei braccianti meridionali. Un decadimento che ha visto gruppi di briganti far fronte al nuovo sovrano con ribellioni, furti, rapine, uccisioni, saccheggi, che molto spesso potevano vantare l’appoggio della popolazione del posto, riuscendo così a sfuggire con facilità all’esercito regio, finendo talvolta, però, col compromettere la sicurezza di cittadini inermi.  Di contro, si ha il neonato Regno d’Italia che cercò di porre fine al brigantaggio nella Terra di Lavoro quasi esclusivamente con forza e brutalità, spesso al di sopra delle leggi.  

Il fenomeno ebbe fine nel 1870, con la sconfitta definitiva degli insorti.

La figura di Michelina viene tratteggiata dall’autore con riguardo e ammirazione, in quanto si è dimostrata una donna forte e determinata, che con coraggio ha partecipato ai combattimenti del suo gruppo e grazie al suo formidabile intuito è riuscita a prevenire numerosi attacchi e imboscate del nemico. Verrà catturata, infine, per mano di un traditore

Un approfondimento storico da parte dell’autore e una prosa ineccepibile, fanno da sfondo a momenti toccanti e crudi della storia del nostro paese, raccontati con sensibilità e rispetto, dando voce a coloro i quali si sono battuti fino allo stremo in nome di un ideale di vita migliore, con la speranza di porre fine a sfruttamenti e umiliazioni. 

Carmine Crocco, Giacomo Ciccone, Francesco Orsi, Ninco Nanco, Filomena Pennacchio, Giuseppe Caruso, Francesco e Michelina, sono solo alcuni dei molti nomi protagonisti degli atroci accadimenti di quei terribili anni. 

“Verrà un giorno che tutti smetteranno di distruggere e allora, finalmente, si potrà costruire”

Un finale emozionante, una lettura imperdibile.

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Fulvio Capezzuoli


Fulvio Capezzuoli è milanese. Critico cinematografico e collaboratore della Fondazione Cineteca Italiana, ha pubblicato diversi saggi sul cinema. Nel 2014 esordisce con il primo romanzo giallo: “Milano 1946, delitti a Città Studi”, cui seguiranno “Milano 1947, misteri a Porta Venezia”, “Milano 1948, Maugeri e lo zoppo dei Navigli”, “Il commissario Maugeri e il fantasma di via Ariosto” pubblicato nel 2017 e nel 2018 Il Natale del commissario Maugeri.

A cura di Sabrina Russo

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