Intervista a Alberto Sironi.




A tu per tu con il regista

Montalbano è un brand che il pubblico aspetta come un amico: con la nuova serie non mi aspettavo una risposta così forte. Lo scorso anno ha toccato gli undici milioni di spettatori che è un ascolto altissimo. Quest’anno sono stati addirittura superati: un risultato fuori dalla norma».

 

Alberto Sironi è il regista della serie del commissario Montalbano nato dalla penna del grande Andrea Camilleri. E mercoledì 21 febbraio alle 20.45 sarà lui a parlare della trasposizione dal libro allo schermo e del lavoro dietro la macchina da presa per portare nella case un giallo alla Settimana Gialla promossa dal Comune di Venegono Superiore. Un incontro atteso che vedrà relatori, accanto al regista, il docente di linguaggio cinematografico Paolo Castelli e il critico musicale Claudio Ricordi. “Cinemusica in giallo: da Psycho a Montalbano” è il titolo scelto per presentare l’intera serata: a Castelli il compito di indagare “Forme e figure del cinema di Alfred Hitchcock”, a Sironi quello di arrivare a svelare i segreti di una delle serie più amate, sia come romanzi sia come momenti televisivi, a Ricordi il percorso musicale che segna e ha segnato le colonne sonore del giallo, fino agli Anni Ottanta caratterizzate in maniera particolare dal jazz, scandagliando i motivi e le ragioni che legano un genere cinematografico a un particolare genere musicale.

 

 

INTERVISTA 

(A cura del team Thrillernord)

 

1) Alberto Sironi, contento, insomma, della riposta anche a questa nuova serie di Montalbano…

Non mi posso lamentare, le storie sono sempre un po’ più oscure e va dato qualcosa che le renda un po’ più “divertenti”. Ogni anno cerchiamo di lavorare bene e il pubblico con noi è generoso, ci vuole bene. Quando dico che non pensavo di superare gli ascolti dello scorso anno è perché dopo vent’anni che fai un lavoro ti domandi se le persone potrebbero stancarsi. Invece Montalbano è sempre atteso. Da parte nostra, ogni volta cerchiamo di migliorare dal punto di vista tecnico.

 

 

 

2) Com’è passare da un libro a un film?

Il passaggio da un romanzo alla realizzazione filmica non è semplice: la prima cosa da fare è quella di non rimanere prigionieri delle parole per poter fare cinema, non calligrafia. Questo richiede un’interpretazione creativa del materiale a disposizione, cercare una strada per raccontare le storie. Nello specifico, in Montalbano c’è il quotidiano che Camilleri analizza in modo particolare, lui prende questo tipo di storie e le trasforma in mitologia. Questa è la sua grandezza: ti racconta le storie come se fossero fatti antichi e nel film occorre trovare il modo per renderli come sono nei romanzi. Camilleri non fa un racconto semplicistico, ma richiama alla metafisica, al mondo antico. E questo richiede anche il fatto che bisogna fare molta attenzione alla recitazione: quella in Montalbano è di tipo abbastanza teatrale.

 

 

 

3) Lei ha accennato prima al fatto che le storie diventano un po’ più oscure: che cosa intendeva dire?

Manca maggiormente la commedia che c’era nei primi racconti e che era data dai personaggi laterali. Ora Montalbano è più solitario, più grande, più maturo. C’è una maggiore riflessione sul mondo e meno azione, come è nel mondo di Camilleri che è quello di un uomo di una certa età. Si cercano i temi dell’amore e della morte, non c’è solo il plot narrativo. E il regista, se manca l’azione, deve far capire che cosa passa nella mente del personaggio.

 

 

 

4)  In tutti questi suoi anni di lavoro, come ha visto cambiare il genere poliziesco nei film?

Se ne fa molto più di prima, sia di nero sia di poliziesco, non solo in Italia, ci sono anche serie più lunghe. Ed è cambiato in rapporto a come sono cambiate le tecniche di produzione: prima in televisione si lavorava più sugli interni rispetto al cinema, con pochi movimenti, ora la tecnica è maggiore. E c’è maggior richiesta, il pubblico si è allargato.

 

 

 

5) Escludendo Montalbano, qual è il personaggio su cui lei ha lavorato al quale è maggiormente affezionato?

Sicuramente Fausto Coppi. Era un mito della mia giovinezza e lavorare su di lui è stata una cosa che ho molto voluto. Ha anche aperto sulla Rai i personaggi di cronaca, fino a quel momento erano stati solo quelli della storia, come Colombo o Marco Polo.

 

 

 

6) C’è un progetto nuovo al quale vorrebbe lavorare?

Finché non ho un contratto non amo parlarne perché non porta bene. Da giovane i miei progetti li raccontavo, invece bisogna tenerseli dentro di sé. Altrimenti scompaiono.

Alberto Sironi

 

 


La Settimana Gialla promossa e organizzata dal Comune di Venegono Superiore con la biblioteca comunale Bruno Munari in collaborazione con cooperativa Totem, Fondazione Cariplo, Cicap, Sentieri della Musica, Gisaf e Thrillernord si apre domenica 18 febbraio con l’autore Bruno Morchio.

LE INTERVISTE

1) Intervista a Bruno Morchio

2) Intervista a Fabio Folla

4) Intervista a Margherita Oggero Pierluigi Porazzi e Margherita Oggero