Con gli occhi chiusi




Sinossi. Pueblo Chico è un villaggio perso nell’entroterra spagnolo e abitato solo da uno sparuto gruppo di anziani. Sembra un paese sonnolento e pacifico, ma le voragini di cui sono costellate le sue montagne e la nebbia densa, impenetrabile che spesso lo invade occultano antichi segreti, vendette che risalgono all’epoca della guerra civile. Quando Ariadna ed Eloy, una coppia in crisi alla ricerca di un nuovo inizio, vi si trasferiscono, certi incubi riemergono a tormentare i sogni di Pedro, il più strano degli anziani di Pueblo Chico. Pedro e Ariadna si studiano da lontano, non si conoscono ma sanno di avere un conto in sospeso da saldare, una vecchia storia che riguarda tutto il villaggio e forse la Spagna intera, che per troppo tempo ha chiuso gli occhi di fronte ai crimini della dittatura. 

 CON GLI OCCHI CHIUSI

di Edurne Portela

Voland 2023

Giulia Di Filippo ( Traduttore )

narrativa, pag.168

 Recensione di Cinzia Passaro

Con gli occhi chiusi è un romanzo della memoria sulle devastazioni della guerra civile in Spagna, è la denuncia contro il silenzio verso quei crimini perpetrati da connazionali schierati su opposte posizioni, è il racconto della scoperta da parte dei figli o dei nipoti del passato traumatico dei loro genitori o nonni vittime alcuni e carnefici altri.

Leggendo questo breve ma intenso romanzo di sole 168 pagine non si può non fare un parallelismo con quanto ancora oggi avviene nel nostro mondo, guerre assurde dove a pagare è sempre e soltanto il popolo e troppo spesso i bambini.
Pueblo Chico potrebbe essere qualsiasi paese o villaggio che ha conosciuto e conosce la brutalità di una guerra e che fa da scenario a una storia satura di violenza dove Pedro è il protagonista, ma potrebbe essere qualsiasi bambino che si trova a fare i conti con la realtà di una guerra.

Pedro e la sua infanzia brutalizzata, che ne ha fatto un adulto e poi un anziano taciturno e invalido, custode della memoria volutamente nascosta e dimenticata del luogo, di un passato inconfessabile, delle atrocità a cui ha assistito che lo hanno trasformato in un orfano inconsolabile prima e  un adulto rancoroso dopo che ha praticato l’odio senza pietà.

Tutto scorre con gli occhi chiusi finché non giunge Ariadne insieme a Eloy, una coppia in crisi che decide di darsi un’altra occasione prima di decretare la fine della loro storia. Dietro la scelta di ritirarsi  proprio a Pueblo Chico si nasconde una storia dentro la storia, che porterà Ariadne verso Pedro e  da cui si dipaneranno i fili della storia, il lettore coglierà il grande legame che c’è tra i due.

Con abilità l’autrice conduce l’autore  con loop temporali, alternando capitoli del passato a quelli del presente e gradualmente si percepisce ciò che è successo a Pedro bambino, anche attraverso i monologhi allucinati di Pedro anziano. Dall’altra parte Ariadne scoprirà le sue origini.

Con una notevole forza narrativa l’autrice non risparmia al lettore una truculenza descrittiva della crudeltà della guerra e dei comportamenti successivi.

Tutto il romanzo è la rappresentazione di essere indifesi, vittime di cainismo, proprio perché è una guerra civile, devastati da una povertà assoluta, e che devono costantemente fare i conti con un grande senso di colpa. La questione di fondo  è quella, colpa e perdono,  ma non nel senso di colpa a cui segue un perdono ma di una colpa che non esiste e che quindi il perdono cade nel vuoto: “Chi vuoi perdonare quando nessuno ti ha chiesto perdono?”

Un romanzo che consiglio vivamente, che ti rimane nel cuore aprendoti gli occhi verso quella memoria collettiva di difficile gestione, in cui la violenza non è solo di una fazione o di un gruppo ma si innesca in tutti i protagonisti che si sentono vittime o carnefici secondo il loro punto di vista.

Di questo romanzo ho apprezzato l’ottima traduzione di Giulia Di Filippo.

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Edurne Portela


ha vissuto a lungo negli Stati Uniti, dove ha conseguito un dottorato in Letterature ispaniche presso la University of North Carolina.
Ha insegnato Letteratura latinoamericana e spagnola presso la Lehigh University (Pennsylvania). Il suo lavoro di ricerca si è incentrato sullo studio della violenza e le sue rappresentazioni nella cultura contemporanea.

Ha pubblicato il libro Displaced Memories: the Poetics of Trauma in Argentine Women’s Writings (2009) e vari articoli accademici in cui esamina la relazione tra memoria, testimonianza e produzione letteraria nelle autrici argentine e spagnole che hanno raccontato esperienze di carcere, tortura ed esilio. Negli ultimi anni ha scritto sul conflitto basco in numerosi articoli e in un libro (El eco del los disparos). Dal 2016 risiede a Madrid, dove si dedica completamente alla scrittura, collaborando con quotidiani e periodici.