La danza sul vuoto




Vittorio Viviani


DETTAGLI:

Editore: Neri Pozza

Genere: Narrativa italiana moderna e contemporanea

Pagine: 448

Anno edizione: 2023

Sinossi. Il fidanzamento interrotto tra una ballerina e uno studente universitario, le vicende quotidiane di una povera famiglia di artisti, l’interno di una casa napoletana «sopra Toledo» in una giornata d’ottobre del 1951: ecco il nucleo di questa poderosa prima opera narrativa di Vittorio Viviani che, nel suo svolgersi imprevedibile e vertiginoso, raggiunge l’ampiezza di una narrazione epica. Dalla Napoli prefascista alla Napoli «americana», dal tempo del delitto Matteotti allo sciopero dell’Università del ’49, in queste pagine emerge l’immobile fisionomia di una città disincantata e segreta, resa nella molteplicità dei suoi aspetti, nella vasta galleria dei suoi personaggi, nel paesaggio urbano e in quello interiore in cui si svela una inarrestabile devastazione sociale e morale, resa ancora più drammatica, nel dopoguerra, dalla presenza dei militari alleati. «Era stata a casa tutto il giorno, in ansia per quel pubblico sconosciuto che avrebbe affrontato; normale, non più americano, e perciò difficile. Più che il corpo, l’anima elastica. Ma aveva dovuto ancora ascoltare le solite grida irritanti e domestiche della madre; ancora era stata costretta a vedere suo padre taciturno e crucciato, come in quegli ultimi tempi, quando non era riuscito nemmeno a nasconderle un profondo senso d’invidia per il suo debutto importante».

 Recensione di Loredana Gasparri


Se da un libro desiderate che vi risucchi tutta l’attenzione, che vi costringa ad ascoltare solo lui e nient’altro che lui per tutto il tempo che lo avete davanti agli occhi, prendendovi a scappellotti se per caso lasciate che la mente si divaghi e non segua più il suo filo del discorso, l’avete trovato.

È uno di quegli stili che mi lasciano sempre piena di ammirazione per come riescono a raccontare il flusso dei pensieri dei personaggi, dettagliandone ogni curva, sterzata, cambiamento improvviso, senza ricorrere allo stream of consciousness di Joyce. La punteggiatura qui non manca, tutt’altro. Copiosa, precisa, mai fuori posto, sempre specchio riflettente della cadenza irregolare dei pensieri e delle emozioni che scorrono abbondanti.

In effetti, le vere protagoniste del libro non sono le persone. O comunque, non quelle che contano davvero. Quelle sono i contenitori necessari che devono agire per fare esplodere e scaturire le mille emozioni di quelle anime, che poi si riversano a flutti nelle pagine, e che afferrano la faccia del lettore mormorandogli imperiose: “Seguici”.

Il periodo storico è difficile, tumultuoso, pericoloso, tetro per usare un eufemismo: il Secondo Dopoguerra, a Napoli. Gli Americani in città, per essere i salvatori, e talvolta i carnefici aggiunti, ‘in trasferta’ dall’estero. Napoli non è una città, è una creatura viva e che respira, fatta di saliscendi, golfo, strade strette e buie, vie larghe e opulente, scorci mozzafiato da cartolina, macerie, palazzi eleganti e cubi di cemento sbozzati alla meglio, avvolti in fili e panni colorati.
Nel suo spazio respirano anche la Storia del conflitto appena trascorso, le storie terribili, criminose, luminose, ispirate, e quelle salite direttamente dall’inferno. In questa atmosfera così densa, quanto dobbiamo stupirci che le persone ci sembrino angeli e demoni, a seconda di come si muovono?

Chi sono le persone le cui emozioni spadroneggiano così spavalde?
Iniziamo dalla famiglia con un bellissimo nome luminoso, De Chiara. Padre, madre, tre figlie. Tutti, o quasi, artisti. Francesco De Chiara, il padre, è un basso che inizia la sua carriera al tempo di Enrico Caruso. Bravino, ma sfortunato: la guerra manda all’aria le sue speranze, e lo costringe ad arrancare, ad arrangiarsi, ad aggrapparsi al suo piccolo talento che non manca di espandere, sottolineare a chiunque lo voglia ascoltare.

La madre, Chiarina, è un’artista a modo suo, della sopravvivenza. Il libro ci racconta com’è partita, ragazzina stiratrice, poverissima, prepotente e poco avvezza a seguire l’autorità, e soprattutto il suo capriccio. La sfortuna e le scelte sbagliate l’hanno trascinata in un cammino complicato, pericoloso, rischiando di continuo la ritorsione fascista, il disprezzo e la malevolenza altrui.

Le tre figlie, ballerine del Trio Fulgor, Flora, Bianchina e Lily. Le vicende dell’ultima sono quelle che rubano la scena. È lei la più ‘importante’ delle sorelle, perché balla al San Carlo, ha studiato, è brava, e il suo carattere angelico e pieno di sfumature attira le attenzioni di tutti quelli che la incrociano. 

Il suo fidanzamento interrotto dopo cinque anni di frequentazione è l’occasione per guardarle direttamente dentro, e quello che vediamo ci destabilizza perché è amaro, contraddittorio, triste, furioso, allucinato e spaventato. Ci conforta, perché sicuramente ci siamo trovati in quel tornado di emozioni contraddittorie anche senza essere stati lasciati dai fidanzati. Ci spaventa un po’, perché la forza di quelle emozioni non può lasciarci indenni o farci sentire distanti o superiori.

Ci può mostrare tanto, però, non appena lo facciamo nostro e seguiamo quell’imperativo di cui dicevo prima:

Seguici”. Potrebbe esserci la salvezza. Oppure… no.

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Vittorio Viviani


(1914-1979), figlio di Raffaele, è stato autore di romanzi (La danza sul vuoto), di commedie (Trio Fulgor, II pazzo rosso), di libretti d’opera (Maria Antonietta, Mas’Aniello). Regista teatrale, fondò e diresse il Piccolo Teatro di Napoli e il Teatro del Popolo.

A cura di Loredana Gasparri

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