I cerchi nell’acqua




Recensione di Elvio Mac


Autore: Alessandro Robecchi

Editore: Sellerio

Genere: Giallo

Pagine: 416

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Due storie parallele che arrivano dal passato, un omicidio misterioso e sullo sfondo una Milano sotterranea, feroce e sorprendente che i due poliziotti Ghezzi e Carella battono palmo a palmo in un moltiplicarsi di domande, dubbi, colpi di scena. E intanto Carlo Monterossi assiste incredulo e disarmato al racconto impietoso di un mondo lontano dal suo. Un poliziesco pieno di azione e malinconicamente morale, degno della migliore tradizione del noir americano. Ghezzi e Carella, i due poliziotti che i lettori di Alessandro Robecchi hanno già incontrato, seguono due casi che hanno poco a che fare con i normali ordini del giorno di un commissariato di PS. Ghezzi cerca un certo Salina, esperto scassinatore, che è sparito lasciando un sinistro messaggio alla sua donna. Glielo ha chiesto come favore personale lei, già habitué di quella che si chiamava una volta Buoncostume. L’irruente Carella, ufficialmente in ferie, è stato visto spendere e spandere in locali non troppo perbene, e girare con una Maserati fiammante. Il vicequestore Gregori vuole vederci chiaro e incarica proprio Ghezzi di indagare sul collega. Anche Carella ha un fatto personale di cui occuparsi, un dolore da lenire, come una febbre, ed è sulle tracce di un criminale appena uscito di galera. Il tutto mentre il capo Gregori e la Procura si dannano l’anima per un misterioso omicidio: quello di un artigiano, antiquario rinomatissimo. In un moltiplicarsi di domande, dubbi, colpi di scena, Ghezzi e Carella battono palmo a palmo una Milano sotterranea, feroce e sorprendente. Temperamenti opposti ed età diverse, l’uno morso da inaspettate nostalgie, l’altro deciso e spregiudicato, li avvicina la forte sensibilità per il dolore degli altri, sanno che ogni ingiustizia ha conseguenze che arrivano lontano, come cerchi nell’acqua.

 

Recensione

In questa storia c’è un ulteriore definizione dei personaggi noti di Robecchi.

Il Monterossi, l’uomo che solitamente si trova dentro a situazioni assurde, questa volta è solo uno spettatore che diventa ricettore di tutto il malessere del poliziotto Ghezzi. Sente cose che crede di conoscere o che pensa di aver già visto attraverso i suoi odiosi programmi TV. Assiste al racconto confessione del sovrintendente che gli spiattella crudelmente la realtà dei fatti.

Il Monterossi non può fare altro che notare le differenze incolmabili tra la sua vita privilegiata e quella del Ghezzi che lo riporta con i piedi per terra e lo lascerà parecchio turbato alla fine del suo resoconto.

Secondo Ghezzi questo genere di malessere, quello che prova il Monterossi, è qualcosa che si lava via, una sporcizia elegante, tutta intellettuale, mentre la sua, quella che gli è entrata dentro, non si leva più, è qualcosa che unge, che corrode e provoca gesti che non si dovrebbero fare, perché dopo averne viste troppe la frustrazione e la compassione prendono il sopravvento.

Il sovrintendente Tarcisio Ghezzi è proprio così come le cose che descrive, con i suoi 59 anni abbondanti, quasi quaranta di onorato servizio, ha rinunciato alla carriera proprio perché gli interessa continuare a fare quello che fa, non vuole cambiare, non vuole dedicarsi ad altro anche se gli fa tanto male vedere e provare dolore ogni giorno. In questo racconto Ghezzi è catturato da alcune nostalgie del suo passato, l’età inizia a farsi sentire e l’incontro con la Franca, il suo primo caso, lo fa tornare a quando era giovane, ripercorre il suo tempo e lo stato d’animo ne risente.

Il sovrintendente Pasquale Carella, ha lo stesso grado del Ghezzi, ma è più giovane e indisciplinato, uno che scantona le procedure, che passa un po’ il confine, ma poi torna a casa col fagiano tra i denti e grazie al risultato il resto viene dimenticato. Lui però non è compassionevole come l’amico collega, in lui arde il senso di giustizia a tutti i costi, anche quando per ottenerlo deve buttare via le regole e mettere a tacere la sua coscienza, deve chiudere gli occhi per non vedere lo schifo che affronta. Carella sistema le cose, forse lo fa più per se stesso che per gli altri, perché è finito in uno di quei cerchi e vuole uscirne.

Anche un personaggio minore come Katrina, la governante di Monterossi, nelle sue vesti di vivandiera, governante, chef, assistente sociale e guardiana della moralità del padrone di casa, è diventata una conoscenza famigliare, sempre piacevole con i suoi mugugni, le sue frasi senza articoli e sempre gentile come un punteruolo da ghiaccio.

Come sempre avviene nelle storie dell’autore, i due sovrintendenti, facendo luce sui casi di cui si stanno occupando, intrecciano la loro strada con l’indagine principale di cui si sta occupando la questura che sta sbattendo la testa contro il niente, visto che non ha indizi, intuizioni o soffiate credibili per la ricerca di un assassino.

I cerchi nell’acqua che danno il titolo a questo ottimo racconto, rappresentano quello che scaturisce da un delitto, questo è rappresentato da un sasso gettato nell’acqua, e qualunque sia il tipo di reato commesso, si generano quei cerchi che si allargano in maniera smisurata e vanno a toccare quella schiera di persone legate alla vittima, parenti amici e conoscenti che finiscono in uno dei cerchi di dolore e vengono raggiunti dal male, anche se i cerchi spariscono alla vista, il contagio ormai è avvenuto.

Questo libro fa parte di quella schiera di letture dove c’è molta varietà umana, il buono, il vendicatore, il cattivo, la vittima, l’ingiustizia, pertanto ci si affeziona a qualche personaggio.

Il Ghezzi è preminente, il più introspettivo, quello in grado di tormentarsi per gli errori, ma Carella è il mio preferito, perché è quello che affronta il suo ego a pugni, per raggiungere quella giustizia che forse ognuno di noi vorrebbe ottenere, a costo di stare ancora più male.

 

A cura di Elvio Mac

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Alessandro Robecchi


Alessandro Robecchi è stato editorialista de Il manifesto e una delle firme di Cuore. È tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza. È stato critico musicale per L’Unità e per Il Mucchio Selvaggio. In radio è stato direttore dei programmi di Radio Popolare, firmando per cinque anni la striscia satirica Piovono pietre (Premio Viareggio per la satira politica 2001). Ha fondato e diretto il mensile gratuito Urban. Attualmente scrive su Il Fatto Quotidiano, Pagina99 e Micromega. Ha scritto due libri: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue, e Piovono pietre. Cronache marziane da un paese assurdo (Laterza, 2011). Con questa casa editrice ha pubblicato Questa non è una canzone d’amore (2014), Dove sei stanotte (2015), Di rabbia e di vento (2016), Torto marcio (2017), Follia maggiore (2018), I tempi nuovi (2019) e I cerchi nell’acqua (2020).

 

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