Una festa in nero




Alice Basso


DETTAGLI:

Editore: Garzanti

Serie: Anita #5

Genere: Narrativa gialla

Pagine: 320 p., R

Anno edizione: 2024

Sinossi. Torino, 1935. I fari della Balilla Spider Sport fendono il buio della notte. Il fatto che al volante ci sia una donna potrebbe sembrare strano, ma non se si tratta di Anita. Sono mesi, infatti, che fa cose poco consone, per non dire disdicevoli, sicuramente proibite. Come rimandare il matrimonio con Corrado solo per il desiderio di lavorare. Oppure scrivere, sotto lo pseudonimo di J.D. Smith, racconti gialli ispirati a fatti di cronaca per portare un po’ di giustizia dove ormai non ne esiste più. Un segreto che condivide con Sebastiano Satta Ascona, direttore della rivista «Saturnalia». E a essere sinceri scrivere non è l’unica cosa proibita che fanno insieme… Ma ora qualcosa è cambiato, ed è il motivo per cui Anita si trova a bordo di una macchina. Qualcuno ha iniziato a seguirli, e con le spie meglio non scherzare, di questi tempi. Meglio fare quello che chiedono. Anche se non è giusto. Anche se le richieste minacciano di stravolgere l’esistenza pacifica degli amici più stretti: la saggia Clara, l’irriverente Candida, la dolce Diana, l’affascinante Julian, il ribelle Rodolfo e, ovviamente, Sebastiano. Il suo Sebastiano. Perché vivono in anni così difficili? Perché non possono fidarsi di nessuno? Perché non smettono di attirare attenzioni indesiderate? Anita non ha le risposte, ma i protagonisti delle storie gialle che ha imparato ad amare la esorterebbero a non avere paura. Perché il pericolo è il sale della vita. Eppure, Anita non è abituata a fuggire. Non è abituata a mentire. All’improvviso, si trova in uno dei racconti di J.D. Smith, e non ha la minima idea di come potrà andare a finire.

“… voglio che una cosa resti bella impressa nella pietra, a differenza del mio nome: J. D. Smith non tradisce gli amici, non lascia nei guai gli innocenti. Anche a costo di perdere tutto.”

 Recensione di Loredana Cescutti


È indubbia l’abilità di Alice nello scrivere.

È ormai cosa nota la sua capacità di raccontare con leggerezza, ma senza togliere importanza, appunto, ad argomenti estremamente importanti, che hanno segnato profondamente la storia del nostro paese.

Libro dopo libro, con Anita e Sebastiano ci siamo sentiti a nostra volta parte della resistenza che ha tentato di cambiare le cose e di aprire gli occhi a chi non vedeva o semplicemente ne aveva paura.

“Quante volte facciamo una cosa per l’ultima volta senza sapere che è l’ultima volta.”

Credetemi, che in particolare “Come aquile nella notte” e poi ora “Una festa in nero”, mi hanno lasciata stravolta ed emozionata come non mai.

Un romanzo, quest’ultimo, che mi ha tenuta incollata alla STORIA, sì, proprio QUELLA, che non ha risparmiato nessuno creando profondi solchi nelle coscienze e anche vuoti, nel cuore.

“Tutti lodano il leggendario ragazzo spartano

che si nascose il lupo sotto il mantello,

e si lasciò divorare da esso senza un lamento.

Ma io penso che sia più coraggioso strapparsi il lupo di dosso

e lottare con lui alla luce del sole, per strada,

tra polvere e ululati di dolore.” (Antologia di Spoon River.)

Perché ognuno deve fare quello che deve fare e Anita sa che deve fare quello che sente, per il bene di tutti, senza lasciare indietro nessuno, o quasi.

Perché è diventata consapevole che prima della propria felicità, deve guardarsi attorno e riconoscere e aiutare chi ha meno di lei.

“Strapparsi il lupo di dosso

“Cosa dovrei fare”, chiede Anita, non sa bene neanche lei a chi, forse al poeta, “per strapparmi, ora, questo lupo di dosso?”

La scorrevolezza di una penna che ci accompagna dentro la storia ma che QUELLA STORIA non può cambiarla, perché non sarebbe onesto.

Può fornire degli appigli, ma non può modificarla per puro piacere personale e per rendere il lettore soddisfatto di un finale da fiaba.

Perché la storia va raccontata e ricordata, nel tentativo di non ricaderci, negli e/orrori che già sono stati perpetrati.

Non si smette di ridere nei libri di Alice, magari però il riso si trasforma in un mezzo sorriso più maturo e spesso anche più amaro, perché le briciole di pane di ciò che sta per accadere, l’autrice ce le ha già mostrate e ormai fermare tutto è impossibile.

Lo sappiamo, purtroppo.

Un’Anita maturata in sei mesi, molto più di quanto lei stessa avrebbe potuto credere, che prenderà il coraggio a quattro mani mettendo davanti a tutto la sicurezza e il benessere degli altri, che cercherà di fare il possibile affinché ognuno possa avere la sua possibilità.

La sua buona stella.

“Fare delle scelte vuol dire, bè: fare delle scelte.”

Una festa in nero” appunto, come nero sarà il periodo che l’Italia intera si ritroverà a vivere con paura e diffidenza, nel timore di non mostrarsi per ciò che la maggior parte della gente si aspetta.

Ma se i gesti li vedono tutti, ciò che c’è nelle nostre teste e nel nostro cuore non possono togliercelo e sarà questa la più grande risorsa della signorina Bo, che farà un passo decisamente lungo, ma nella direzione che lei riterrà più opportuna.

Non vi dico e anzi, sì, lo dico.

Ho pianto, perché anche se Alice l’ironia la usa molto bene e spesso nei suoi libri ci si può sganasciare veramente, quando è il momento di fare sul serio, però, allo stesso modo non scherza e la serietà in quell’attimo ce la mette tutta.

Mi sono ritrovata con gli occhi lucidi per il tutto, e solo chi ha letto o chi ha scritto libro può capire il punto preciso ma vi garantisco, che da lì alla fine e niente… ho pianto e riso, riso e pianto e insomma, non ero un bello spettacolo.

Perché l’abilità di Basso, è proprio quella di non lasciarti mai indifferente, perché con poche parole stravolge tutto rimescolando le carte.

Raccontando semplicemente la verità di un momento storico, che ha privato molti della libertà di una scelta e che ha fatto di altri, uno strumento forte in volontà, più che in armi, che ci ha creduto e non ha mollato fino alla fine.

Giunti all’ora del commiato, sono sicuramente molto triste, ma immagino che dalla penna di Alice tante altre storie vedranno presto la luce per cui, io non posso che consigliarvi di leggerlo al più presto e per quanto mi riguarda, rimarrò in trepidante attesa del nuovo viaggio che l’autrice avrà in serbo per noi.

“C’è tutto un mondo da rimettere in piedi.”

Buona lettura!

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Alice Basso


è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni canta e scrive canzoni per un paio di rock band. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne.