Il fantasma del ponte di ferro




Recensione di Manuela Baldi


Autore: Piero Colaprico

Editore: Rizzoli

Genere: noir

Pagine: 305

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Milano, 1985. Il maresciallo Pietro Binda è in pensione, ma non è rimasto con le mani in mano: ha aperto un’agenzia investigativa nello studio di casa e continua a inseguire la verità, costi quel che costi. E quando una splendida ragazza russa si presenta da lui con un nuovo indizio su un caso mai dimenticato e solo ufficialmente risolto, l’ex carabiniere dovrà tornare indietro nel tempo, al 1972, in una Milano ammantata dalla scighera e ancora scossa dall’attentato di piazza Fontana. E a un corpo decapitato, appeso in bella vista sotto un ponte dei navigli. La testa è a qualche isolato di distanza, un misterioso messaggio in cirillico nascosto tra le labbra. Un caso che si intreccia alla scomparsa di una celebre violinista russa, intorno al quale si agitano i fantasmi della Guerra fredda, agenti segreti e carabinieri che conoscono come le loro tasche le strade della città e si portano dietro pistole e segreti. Tredici anni dopo l’apparente soluzione del caso, Binda ha l’occasione di dare finalmente giustizia ai troppi morti di una storia crudele, ma dovrà immergersi di nuovo nel mondo sfuggente dove la ragion di Stato e la ragione criminale si confondono e forse s’assomigliano. Dopo Scerbanenco e il suo Duca Lamberti, Piero Colaprico racconta attraverso gli occhi e la voce di Binda una Milano torbida e oscura, che sa rinascere sempre dalle sue ceneri, anche dalle più sporche.

 

 

Recensione

Finalmente il maresciallo Binda è tornato, mancava dal 2006. Lo confesso subito a scanso di equivoci: sono fra quelle lettrici che ha rotto l’anima all’autore, vedi ringraziamenti finali, chiedendo quando sarebbe tornato il maresciallo.

Detto questo, Piero Colaprico non si smentisce:anche questa volta l’ex maresciallo Binda si occupa di un caso che proviene dal suo passato.

È la sesta avventura di Binda che ci regala la penna di Colaprico; i primi tre libri firmati con Pietro Valpreda e altri tre firmati da solo.

Binda, dopo il pensionamento, continua a lavorare come investigatore privato ma si occupa prevalentemente di casi che lo interessano.

Lo stile di Colaprico è lo stesso degli altri libri e ci confeziona un classico noir metropolitano, che mi ricorda i libri di Scerbanenco.

Il protagonista è un uomo malinconico, profondamente ironico, che conosce Milano e il suo sottobosco criminale, per essere stato a capo della Omicidi.

È un acuto e meticoloso investigatore, che si sa rapportare con chiunque.

Colaprico, prendendoci per mano, ci porta passopasso alla definitiva soluzione di un caso di molti anni prima, solo apparentemente risolto.

L’epilogo non è facilmente intuibile e ci mostrerà la profonda umanità di Binda.

A sottolinearne la personalità, con un certo pudore d’altri tempi, ci viene raccontata anche un po’ di vita privata, senza scomodare bellone o dark ladies.

La città di Milano raccontata anche nei suoi mutamenti sociali è l’altra protagonista della storia; il sapiente uso del dialetto rende questo romanzo vivo.

La lettura è fortemente consigliata a chi ama l’ambientazione metropolitana, gradisce le indagini vecchio stile, senza troppe diavolerie tecnico-scientifiche e non disdegna una sana componente ironica.

 

 

 

Piero Colaprico


Piero Colaprico è caporedattore de “la Repubblica” di Milano, dopo una vita da inviato speciale. Ha coniato il termine “Tangentopoli” prima di Mani Pulite. È autore della serie di romanzi con protagonista il maresciallo Pietro Binda: Quattro gocce di acqua piovana, La nevicata dell’85, La primavera dei maimorti (con Pietro Valpreda), L’estate del Mundial e La quinta stagione.