Intervista a Cristina Converso




A tu per tu con l’autore

 

 

Due parole per parlarci di lei: lavoro, passioni…

Lavoro all’Arpa Piemonte in qualità di tecnico ambientale, nulla di avventuroso, nessuna scalata su pareti ghiacciate o sopralluoghi eccitanti, come capita a molti colleghi, ma un seguire quotidiano e costante delle problematiche ambientali, che insistono sul territorio piemontese, dalla mia postazione. Per anni ho lavorato alla redazione del Rapporto sullo Stato dell’Ambiente in Piemonte, con l’opportunità di accrescere una visione complessiva e trasversale della complessità del tema. L’avventura, invece, la cerco da sempre nei romanzi, nella letteratura, e nella pittura, queste le mie passioni, la possibilità di godere di ogni rara bellezza scritta o dipinta dall’uomo dalla notte dei tempi.

 

 

 

Come nasce l’idea di scrivere il romanzo “L’uomo della radura”?

L’idea nasce dal mio amore per il lago del Moncenisio, che ritorna in altri miei racconti. Il fascino di una terra di confine dove per secoli sono passate anime, con desideri, speranze, delusione e morte. Il racconto è un noir green, doveva far vivere insieme le due anime, quella nera e quella verde. Quindi quale altro scenario perfetto per un incontro così potente, se non lo spazio che ci offre quel meraviglioso altopiano, dove aria, acqua, fuoco e ghiaccio convivono. Dove il ciclo della vita è breve ma violento, un po’ come la trama del racconto. Dove, se non a quelle quote, l’uomo può vivere la solitudine ma anche la rinascita? E poi, mi piaceva l’idea dell’abbandono della montagna che in quegli anni era un fenomeno attuale, che oggi per fortuna sta rientrando.

 

 

L’uomo e la natura, un rapporto sempre più controverso. C’è modo di riconciliarci?

Controverso non per Converso! Giochi di parole a parte, penso, che quando l’uomo avrà compreso di appartenere in tutta la sua totalità alla natura, forse riscoprirà il suo vero valore, come perfezione di un tutto. Oggi si tende a vedere la natura come una minaccia che incombe su di noi, le tragedie del clima, il meteo che uccide, la natura che si ribella, nulla, a parere mio, di più falso. Occorre un’informazione corretta e giusta nei confronti di chi meno frequenta la natura, non dobbiamo spaventarci di ciò che noi stessi contribuiamo a causare. Abbiamo perso la capacità di contemplare la bellezza che ci circonda, dal più piccolo dei fiori, sul marciapiede di città tra asfalto e cemento, alle foglie autunnali che ci colorano i parabrezza delle auto. Tutto ci irrita, ci infastidisce. Per favorire la riconciliazione, come la definisce lei, occorre provare a camminare di più, dieci minuti al giorno, a cercare un parco cittadino o un prato di campagna, o provare a far crescere un fiore in un vaso. Si comincia così a ridurre la nostra allergia nei confronti della natura.

 

 

 

Quanto sono importanti gli alberi nella vita di Cristina?

Sono fondamentali, respiro tutti i giorni, come ognuno di noi, quindi già solo per questo “banale” motivo, li ringrazio di avermi concesso di evolvere e vivere su questa Terra. D’altronde non dobbiamo mai scordare che l’uomo ha trascorso il 99,5% della sua storia evolutiva immerso nelle foreste o in ambienti simili, pianure alberate ricche di corsi d’acqua.Sinceramente non saprei dirle da dove scaturisce quest’amore, sono nata così. Sin da piccola li amavo e li disegnavo e raccoglievo ogni sorta di reperto arboreo; sono i geni della donna del paleolitico che si svegliano quando vedo una chioma verde. Per me sono esseri viventi a tutti gli effetti, veri compagni di vita quotidiana.

 

 

 

Lo scenario della val di Susa è descritto in modo preciso, tanto da pensare di inerpicarsi davvero per i sentieri e inoltrarsi per i boschi durante la lettura. Quanto è importante per lei la cura del testo?

La cura del testo è il dono più bello che un autore possa fare ai suoi lettori, è tutto. Per raggiungere questo risultato, occorre avere un grande maestro, che nel mio caso è Massimo Tallone, e un grande editore, come quello della Buendia Books che mi ha seguita, curando questo racconto come una piccola opera d’arte, e per questo li ringrazio. L’autore deve ottenere il massimo risultato espressivo con la perfezione del lessico, mai troppo abbondante, ma chirurgico. I sensi del lettore devono essere stimolati a vivere l’avventura che stanno leggendo, attraverso la parola perfetta inserita al momento giusto, o la punteggiatura che enfatizza. O meglio, come diceva Isaak Babel, un punto messo alla perfezione, può regalare grandi emozioni.

 

 

 

C’è un libro a cui è particolarmente legata?

Questa è una domanda difficile, perché quando acquisto un libro, che magari cerco da tempo, un’edizione particolare o altro, e lo tengo tra le mani, inizio già ad amarla da subito. Ho anche degli amori stagionali, oltre a quelli perenni, insomma se vuole posso dirle che in questo momento il mio libro preferito è “L’animale morente” di Roth, in cui le giuro non compare nemmeno un albero, ma sono conquistata dall’audacia di questo genio.

 

 

 

Sta già pensando ad una nuova storia?

Sì, anche se in questi casi Massimo Tallone docet, non si devono svelare troppo in anticipo le nuove avventure letterarie. Tuttavia, le posso anticipare che sto terminando un romanzo in cui l’uomo e la natura saranno di nuovo in sintonia e in conflitto, a seconda dei differenti personaggi.

Cristina Converso


A cura di Cristina Bruno


 

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