Intervista a DIEGO COLLAVERI






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Quanto c’è di Diego Collaveri in Mario Botteghi?

A Mario ho affidato i miei ricordi, le mie sensazioni e il rapporto conflittuale con la sua città. Chiunque è nato in un posto di mare sa bene che è impossibile staccarsi dal profumo del salmastro, perché è una cosa che ti resta appiccicata addosso. Livorno per me, come faccio dire anche a Botteghi, è sicuramente un luogo che si può amare e odiare allo stesso tempo; ti scorre dentro fino ad amare ogni singolo angolo di una poesia malinconica che solo gli innamorati conoscono, al tempo stesso però non riesci a non rimarcarne le mancanze, i disagi e il degrado che inesorabilmente la società di oggi porta.

2) Come già scritto nella recensione de L’odore salmastro dei fossi, il commissario ha un che di nordico, nostalgico e cupo; ti sei mai avvicinato alla letteratura nordica?

Ammetto di non aver mai approfondito gli scrittori nordici ed è una grave mancanza anche solo per il fascino delle ambientazioni. L’unico in cui mi sono imbattuto è stato Larsson, ed è stato un incontro che nato prima dal cinema e poi è risalito fino al libro. Vidi la versione americana di Millennium – Uomini che Odiano le Donne e ne rimasi colpito. La curiosità mi spinse poi a vedere la Millennium Trilogy del regista Oplev e la trovai ancora più bella e coinvolgente. Da sceneggiatore, onoscendo però i processi che accompagnano una trasposizione da libro a film, l’ultimo passo fu leggere e scoprire Larsson. Diciamo un percorso contro corrente. Uno dei sogni nel cassetto, ti svelerò, è proprio visitare i paesi nordici.

3) Le vicende personali del protagonista sono una cornice interessante che lascia il lettore curioso riguardo al seguito: Mario riuscirà a ricredersi riguardo all’amore dopo le vicende de Il segreto del Voltone?

Quando ho creato il personaggio nella sua prima avventura, L’Odore Salmastro dei Fossi, per me era molto inquadrato nel contesto della storia, quindi se tu me l’avessi chiesto a quel tempo avrei risposto sicuramente no. Marco Frilli, l’editore che ha creduto in Botteghi e nelle sue storie, aveva una visione più lungimirante del personaggio e mi ha spronato a pensare ad un percorso da fargli fare attraverso i vari volumi, e Il Segreto del Voltone ne è stata la riprova. Il personaggio segue una sua crescita parallella attraverso la serie; quando lo incontriamo la prima volta le ferite sono ancora fresche. Quindi sì, non mi sento di escluderlo, ma il suo processo interiore sarà molto frastagliato perché non sarà facile buttarsi il passato alle spalle. Mi sento di dire che Botteghi deve molto a Marco Frilli, recentemente scomparso, uno degli ultimi grandi e audaci editori che ancora credeva nelle storie e nei personaggi. Il commissario avrà quindi un suo percorso lungo la serie, rispecchiato in ogni capitolo delle sue avventure. Sono sincero: anche se ho un’idea di massima di dove spingere il personaggio, non escludo bruschi cambi in evoluzione o involuzione. Se c’è una cosa che ho imparato è che se si vuol sorprendere il pubblico bisogna prima sorprendere noi stessi.

4) Livorno è protagonista importantissima e imprescindibile delle indagini, da qui due domande: a quando la prossima avventura? Rimarremo a Livorno o ci sposteremo insieme a Mario?

Sto iniziando a lavorare adesso alla prossima avventura e rimarremo a Livorno sicuramente. Anzi, continuando sull’idea che a giudicare dalle ottime vendite fatte da Il Segreto del Voltone sembra piacere molto ai miei lettori, sto stringendo una collaborazione con le Guide Storiche Labroniche che mi supporteranno nel valorizzare parti storiche della città, sia architettoniche che storiche. Se ne Il Segreto del Voltone la parte noir era interamente sulle spalle di Botteghi, questa volta voglio tornare a tingere la trama di quel noir metropolitano della sua prima avventura, senza però tralasciarne appunto l’aspetto storico. La nuova avventura conterrà un mio ricordo molto personale e sarà alla base di tutta la storia; ci sarà appunto un personaggio molto particolare che vivrà nella trama, dandogli una malinconia e una dolcezza unica, senza però essere mai presente. Ho già svelato troppo.

5) Qual è il genere di lettura che preferisci?

Anche se molto del tempo che dedico alla lettura è incentrato su saggi e biografie inerenti il mondo del cinema, per via della mia attività di docente di sceneggiatura, ultimamente sto tornando molto ai classici del noir e ho ripreso in mano recentemente due vecchi compagni di viaggio: Chandler e Scerbanenco. Penso che le loro opere siano immense e che si scovino delle piccole perle ad ogni rilettura.

6) Progetti futuri in campo letterario?

A breve terrò degli workshop di scrittura, sono sempre in giro per la promozione de Il Segreto del Voltone e, come dicevo prima, la terza avventura del commissario Botteghi è ormai alle porte. Vorrei avere più tempo da dedicare alla scrittura, soprattutto riprendere in mano anche le altre saghe che non sto curando da un po’ e di cui invece i lettori mi reclamano nuove avventure; in primis un quinto volume della serie Anime Assassine con l’ispettore Quetti e soprattutto il seguito del fantasy Le Pergamene di Ankor. Ne ho già la scaletta completa da parecchio e dovrei solo mettermi lì e scrivere, ma spesso faccio fatica a stare al passo con me stesso.

Diego Collaveri

Intervista a cura di Fiorella Carta


Di Diego Collaveri su Thrillernord:

IL LIBRO – Il commissario di polizia Mario Botteghi si alza dall’asfalto umido della notte, riprendendo lentamente i sensi. Davanti a lui, nel buio del parcheggio dietro la chiesa diroccata nel centro storico di Livorno, c’è la sua pistola ancora fumante…

IL LIBRO – La seconda indagine del Commissario Botteghi farà incursione nella Livorno storica, profondamente turbata dalla seconda guerra mondiale e dai risvolti post-bellici…