Jerusalem




(Recensione di Francesco Morra)


 

Autore: Alan Moore

Editore: Rizzoli Lizard

Traduzione: Massimo Gardella

Pagine: 1534

Genere: Narrativa contemporanea

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

 

RECENSIONE

Un’esperienza.

Leggere il libro mondo di Alan Moore è vivere un’esperienza unica. La mole può spaventare, ma questo romanzo, costruito in più di dieci anni, scuote il lettore.

Si parte con una bimba che racconta in prima persona di un sogno.

Ci sono innumerevoli spunti derivanti dallo scorrere delle pagine. Parlare della trama è quasi impossibile, poiché ognuna delle 1.500 pagine fornisce moltissime chiavi di letture e rimandi.

Tra i vari omaggi da segnalare, quelli a William Blake e alla città di Northampton.

Faccio appello alla pazienza di chi vorrà cimentarsi con Jerusalem: lasciatevi cullare dalla prolissità; perdetevi nelle teorie e nelle fantasie; si viene sballottati in continui salti temporali e in moltissime storie che a una prima lettura possono sembrare superflue, ma che in realtà sono sapientemente organiche al corpus di nuova narrativa che ci regala il mito, Moore.

Chi scrive questa recensione ha visto le trasposizioni cinematografiche di Watchmen e V per vendetta e per curiosità ha iniziato questo “tomone”.

Ebbene, è stato una vera sfida ai livelli di Infinite Jest di David Foster Wallace. Pura fantasia e magia delle parole al potere.

Northampton, cittadina inglese raccontata nei minimi dettagli topografici, è parte essenziale del narrato, in cui si svolgono le avventure di Mick, Alma e la banda dei Morti Morti, per citare solo alcuni tra i personaggi di questo romanzo corale.

Una contemporaneità, quella descritta, sapientemente miscelata a una ricerca storica accurata del passato, e con slanci di previsioni future del mondo.

Alan Moore si interroga sulla crisi della società moderna, ne individua cause e non fornisce alcun rimedio, se non il perorare una sua teoria tra il filosofico e il post-religioso, ovvero: ogni momento è un rivivere un’esperienza, non esiste il libero arbitrio, c’è un determinismo che tira le fila delle nostre esistenze. L’autore utilizza anche una figura “geometrica” per concretizzare il suo pensiero: il Toro. Bisogna lasciarsi guidare dal Caronte e guadare tra le idee senza pregiudizi.

C’è del fantasy, del gotico, del romanzo di formazione e spruzzate di cruda violenza; il tutto rende armoniosa l’architettura romanzesca.

Se si vuole fare un viaggio ai livelli dell’Ulisse di Joyce, è questo il libro.

Innumerevoli episodi e capitoli colpiscono: ad esempio immaginare l’aldilà come “un mondo di sopra”, dove si può vivere o aleggiare dopo morti, come insonni nel mondo dei vivi; o il cibo che lo scrittore si inventa per i fantasmi – le Corone di Puck, funghi antropomorfi – e un condotto temporale che permette ai novelli Dante e Virgilio di conoscere la fine… che poi sarà l’inizio.

Ribadisco: impossibile riassumere. Questa lettura è stata uno choc costruttivo; a volte la rilettura è d’obbligo, ma non risolutiva. Ed è anche, a mio avviso, una dedica agli sconfitti e ai sopraffatti, dipinti senza fronzoli o alibi compassionevoli.

Al lettore segnalo che solo a pagina 1.200 si capisce il perché del titolo… o almeno è una possibile interpretazione…

Alan Moore fornisce una nuova mitologia; sta a noi coglierla e farla sedimentare.

Una pietra miliare, questo libro; siate coraggiosi nel leggerlo e diffonderlo!

 

 

Alan Moore


È uno scrittore e fumettista inglese di fama mondiale. Un genio eccentrico, dalla cui mente sono nate opere e graphic novel che gli hanno fatto guadagnare una notevole fama fra gli autori e nel mondo dei fumetti. Creatore, tra gli altri, di V per Vendetta, Watchmen, con il romanzo Jerusalem sfida i canoni della letteratura contemporanea.

Approfondimento. Una comunità di utenti ha creato un blog (in inglese) di esegesi riguardo a questo romanzo e alla sua polisemia intrinseca: www.alanmoorejerusalem.wordpress.com

A cura di Francesco Morra

https://www.youtube.com/user/Vetriera/videos?view_as=subscriber

 



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