La volontà del male




La volontà del male / (Ill Will – 2017)

Recensione di Marina Morassut


Autore: Dan Chaon

Editore: NN Editore

Traduzione: Silvia Castoldi

Genere: Thriller psicologico

Pagine: 478

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 
 

Sinossi. Il passato di Dustin Tillman è segnato da una tragedia: trent’anni prima i suoi genitori e gli zii sono stati uccisi da Rusty, il fratello adottivo. In un processo che aveva fatto scalpore per gli inquietanti legami con i culti satanici, Rusty era stato condannato all’ergastolo grazie alle testimonianze di Dustin e della cugina Kate. Ora Dustin è psicologo, vive con la moglie e i due figli una vita apparentemente serena. Finché non riceve la notizia che Rusty è stato rilasciato: tutte le accuse sono cadute. Nel frattempo un suo paziente, Agil Ozorowski, ex poliziotto in congedo, indaga sulle morti di alcuni ragazzi annegati, convinto che siano opera di un serial killer. Inizialmente scettico, Dustin si lascia coinvolgere nell’indagine, mettendo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia.

 

 

Recensione

A cosa sei disposto a credere? E, soprattutto, sei sicuro dei tuoi ricordi?

Thriller psicologico nichilista che deflagra tra ricordi e accadimenti di tutti i personaggi, questo romanzo è angosciante già dalla metodicità con cui gli eventi si succedono, nel lontano 1983 quando tutto sembra avere inizio, fino al secondo decennio degli anni Duemila, quando gli stessi protagonisti di allora con l’aggiunta dei figli sembrano dilaniarsi a vicenda.

La Volontà del Male da una parte, ma anche la casualità della degenerazione del senso morale e la perseveranza delle proprie scelte scellerate.

La discesa agli inferi di una famiglia che avrebbe potuto essere normale. Padre, madre, figlio naturale e figlio adottivo nel 1983, in Nebraska. E Dustin, il figlio naturale, che una trentina di anni dopo a Cleveland ha egli stesso una famiglia che avrebbe potuto essere normale, se non fosse che la moglie sta morendo di cancro, il figlio maggiore scappa lontano con la scusa dell’Università ed il figlio minore, adolescente, che si droga pesantemente, senza che il suo stesso padre, psicologo ipnologo, se ne accorga.

Una discesa che l’autore fa proseguire poco per volta, facendo abituare il lettore alla normalità di accadimenti che tutto sono fuorchè normali, dove finanche la natura diventa propedeutica alla decadenza come scelta consenziente e quasi portata avanti con indifferenza dai vari protagonisti: i fratelli Dustin e Rusty e le cugine, le gemelle Kate e Wave. La droga, l’alcol, la mancanza di regole familiari e sociali, il crescendo di degrado e la perdita dei valori aprono la porta a ciò che l’autore e noi lettori, per come siamo stati educati “socialmente”, intendiamo il male più assoluto, che penetra fin negli interstizi della nostra anima, saturandola completamente e tragicamente, senza lasciare via di scampo.

L’autore mette in moto gli eventi con maestria, partendo addirittura dai genitori e facendo poi cadere come birilli anche i figli, ancor prima di avere l’età per decidere in piena consapevolezza ed autonomamente: ecco quindi che la descrizione delle dinamiche della vita degli adolescenti con le curiosità, la noia, le contestazioni, l’odio e l’orrore della scoperta che tutto questo è distante pochi battiti di ciglia dalla brutalità e dalle perversioni degli adulti e che il destino sembra già compiersi, al di là delle possibilità e delle scelte di ognuno.

E proprio in questo sta la bravura di Dan Chaon: questa ineluttabilità al male partendo da situazioni e famiglie che avrebbero potuto essere normali, questa accettazione o addirittura predisposizione a seguire le orme e il destino che qualcun altro ha scritto per noi senza possibilità e coscienza di potersi ribellare, rendendoci vittime e carnefici al contempo, anzi proprio carnefici indifferenti al servizio del male.

In questa Cleveland innevata e grigio acciaio che ci viene presentata da Dan Chaon, non ci sono dei che intervengono, non c’è l’eroismo del singolo che solleva il genere umano dalla mediocrità morale e dalle piattezza dei luoghi e della natura complice in cui l’autore di autorità ci cala. No, qui tutto è veramente al lavoro per il Male più bieco ed indifferente, che quasi sbeffeggia il lettore ad alzare la testa e a dire almeno lui: “Adesso basta!!”.

Stupenda soprattutto l’ultima parte del romanzo, in un crescendo di delirio onirico e psichedelico, allucinato quanto basta per destabilizzare anche il lettore più navigato, che non può che canticchiare insieme all’adolescente Aaron, figlio di Dustin, la famosissima canzone di Bob Marley: “ Could you be loved?”, riconoscendo insieme a lui che non è una canzone per bambini innocenti.

Sempre in continua e lenta discesa, dicevamo, dove persino il lettore, una volta intuito il percorso che l’autore ha in serbo per i protagonisti, non può far altro che continuare a scendere nella più degradante delle follie, in questo aiutato da droghe varie, mitiche sette sataniche, vasche di deprivazione sensoriale, cacciandoci a forza nel secolo scorso, ancora prima di quando ha avuto inizio la vicenda narrata in questo romanzo.

Il racconto di abusi su minori, dei problemi dell’adolescenza e delle droghe in generale, delle vite degli studenti (americani) con l’inserimento di un fantomatico serial killer, fa sì che il lettore non possa ritrarsi da queste situazioni come se non le conoscesse, come se il romanzo descrivesse un’America a noi sconosciuta, o una terra di nessuno.

E del resto, “la cosa più buffa ed anche più folle di quando stai morendo è che devi sopravvivere fino alla fine”, qualsiasi cosa accada, occhi e sensi all’erta per essere in grado di distinguere la finzione dalla realtà, senza poter chiudere gli occhi quando l’alienazione e la paranoia ti raggiungono. E tu sai che ti agguanteranno.

E quindi ti chiedo, Dustin: tu ne sei stato capace?

E tu lettore che hai sceso gli scalini insieme ai protagonisti, continuando a luci spente: lo senti quel particolare formicolio dietro la testa, quando sai che qualcuno nel buio ti sta osservando?

Tu lo sai se è finzione o realtà?

 

A cura di Marina Morassut

libroperamico.blogspot.it

 
 

Dan Chaon


Dan Chaon è uno scrittore americano. È autore di tre raccolte di racconti e tre romanzi, tra cui “Among the Missing”, finalista nel 2001 al National Book Award. Le storie di Chaon sono apparse in Best American Short Stories, The Pushcart Prize Anthologies e The O. Henry Prize Stories. Il suo romanzo del 2017, “Ill Will”, è stato nominato uno dei migliori libri dell’anno da pubblicazioni come the New York Times,Los Angeles Times, e Publishers Weekly. È stato nominato per il Shirley Jackson Award, Locus Award e International Thriller Writers Award. Chaon ha insegnato all’Oberlin College, dove è stato Professor of Creative Writing and Literature prima di ritirarsi nel 2018. “Among the Missing” è stato nominato uno dei dieci migliori libri dell’anno dall’American Library Association, La sua terza raccolta di racconti, “Stay Awake”, è stata finalista per il Premio The Story.

 

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