L’arcipelago del cane




Recensione di Cristina Bruno


Autore: Philippe Claudel

Traduzione: Francesco Bruno

Editore: Ponte alle Grazie

Genere: Giallo

Pagine: 202

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Sull’Arcipelago del Cane, costellazione di isole vulcaniche a metà strada tra due continenti, il tempo sembra essersi fermato. Attaccati alla loro terra nera e al loro tratto di mare, gli abitanti non si sentono parte del resto del mondo, a cui guardano con diffidenza. Finché, una mattina di settembre, è il mondo a irrompere nell’Arcipelago: il mare deposita sulla spiaggia tre cadaveri. Non si sa chi siano né come siano finiti lì, ma per le autorità – il Sindaco, il Parroco, il Dottore e l’anziana maestra di scuola – è chiaro che devono sparire. Nessuno deve sapere del ritrovamento, pena l’arrivo dei giornalisti, la fine della quiete e il rischio di compromettere un futuro sviluppo turistico; non ci sarà nessuna pietà per quei morti, e neppure per i vivi che oseranno chiedersi da dove sono venuti. Con tutta la forza evocativa della sua migliore scrittura, Philippe Claudel imbastisce magistralmente una storia nera in cui alle note dell’attualità più scottante fanno eco i temi da sempre toccati dalla grande letteratura: la giustizia, la colpa, il rispetto per la verità, consegnandoci un romanzo e un appello che non può lasciarci indifferenti.

 

 

Recensione

Il libro di Claudel non ha propriamente le caratteristiche del giallo. Lo si potrebbe piuttosto definire una fiaba macabra con una morale espressa in modo chiaro, fin dall’introduzione. Troviamo descritta un’isoletta del Mediterraneo tra Africa e Europa, pochi abitanti, pochi contatti con il Continente, un vulcano che sonnecchia, vita che segue la routine delle stagioni: la pesca, la coltivazione di capperi e uva. Una mattina all’improvviso questa routine viene sconvolta dal ritrovamento di tre cadaveri sulla spiaggia. Sono tre ragazzi neri, senza documenti, portati dal mare.

Non hanno un nome, come non ce l’hanno i protagonisti del romanzo, perché come in ogni fiaba che si rispetti non conta il nome quanto le caratteristiche: la Vecchia, il Sindaco, il Dottore, il Maestro, il Parroco, il Commissario o gli isolani soprannominati America, Spada, Pelliccia… Ciascuno di loro rappresenta un pezzo di Umanità, il potere temporale, quello spirituale, la scienza, l’istruzione, l’ignoranza.

Tutti però sembrano d’accordo sulla necessità di far sparire i tre cadaveri perché non interferiscano con la vita della comunità o possano creare problemi alla realizzazione delle Terme, il grande progetto del Sindaco per sviluppare il turismo nell’isola. Tutti d’accordo, o forse no. Il Maestro, che non è un isolano doc perché viene dal Continente, accetta la decisione presa dal gruppo ma non la approva e di giorno in giorno rende palese la sua volontà di denuncia. Il gruppo perciò progetta di escluderlo e renderlo inoffensivo, diffamandolo. Questo darà il colpo di grazia al precario equilibrio della piccola comunità che inizia una lenta e inesorabile disgregazione.

Il tema principale del romanzo è l’insensibilità della natura umana, volta a coltivare solo il proprio interesse, a qualunque costo. Pronta a passare letteralmente sopra i cadaveri di chiunque crei ostacoli al potere, al denaro. Niente e nessuno può instillare pietà nei cuori, nemmeno Dio che, secondo il Parroco, ormai è in prepensionamento e ha smesso di interessarsi alle misere vicende umane. Il romanzo assume più volte toni grotteschi, enfatizzati dall’arrivo del Commissario, un personaggio surreale, privo di una reale identità, sia nell’aspetto fisico che in quello morale.

L’intento, dichiarato dall’autore sin dalle prime pagine introduttive, è quello di farci riflettere su ciò che accade a due passi da noi, sulla necessità di non nascondere la polvere sotto il tappeto per non vederla, perché prima o poi questa polvere tornerà fuori più evidente e invadente che mai. Voltarci dall’altra parte e far finta di niente non serve a calmare le nostre coscienze. Anzi alla fine rinunciare alla nostra umanità un po’ alla volta ci corrode dentro fino a farci divenire dei gusci vuoti, incapaci di sentimenti, colmi di una negatività che a poco a poco ci distrugge.

L’isola è la metafora della società occidentale moderna, chiusa al diverso, ma destinata, prima o poi, a fare i conti con la sua presenza e con i danni provocati dalla propria cecità e dal proprio secolare egoismo.

 

A cura di Cristina Bruno

fabulaeintreccio.blogspot.com

 
 

Philippe Claudel


Philippe Claudel: è nato nel 1962 in Lorena. Scrittore noto in tutto il mondo e membro dell’Académie Goncourt, ha raggiunto il successo internazionale con il romanzo Le anime grigie (Ponte alle Grazie, 2004), tradotto in trenta Paesi e vincitore del premio Renaudot. Tra i suoi titoli usciti in Italia ricordiamo anche La nipote del signor Linh (2005), Il Rapporto (2008) e Profumi (2013), tutti usciti per Ponte alle Grazie. Nel 2008 ha esordito come regista con il film Ti amerò sempre, seguito nel 2011 da Non ci posso credere, con Neri Marcorè e Stefano Accorsi.

 

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