L’ultimo respiro del drago




L’Ultimo respiro del drago (Hold your breath, China)

Recensione di Marina Morassut


Autore: Qiu Xiaolong

Traduzione: Fabio Zucchella

Editore: Marsilio

Genere: Giallo

Pagine: 238

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Tutti, a Shanghai, pensano che l’ispettore Chen sia un poliziotto ormai leggendario. Perfino qualche alto dirigente del Partito della Città Proibita, a Pechino, come il potentissimo compagno segretario Zhao, che gli ha affidato un incarico a suo dire molto semplice ma in realtà delicatissimo: sorvegliare con discrezione le mosse segrete di un gruppo di ambientalisti e poi presentargli un rapporto dettagliato. Perché se l’inquinamento è ormai una catastrofe nazionale, il problema va tuttavia risolto tenendo conto solo ed esclusivamente degli interessi del Partito. Il punto è che «non si tratta soltanto dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del cibo, ma anche di una forma di inquinamento della mente», quindi l’ispettore Chen, confuciano perplesso, si sente moralmente obbligato ad andare a fondo della questione, a ogni costo. Come se non bastasse, un’ondata di inspiegabili delitti sta colpendo Shanghai: nessun indizio, nessun movente, nessun sospettato. È imminente la sessione di apertura dell’Assemblea nazionale del popolo, a Pechino, e per il dipartimento di polizia sarebbe un disastro politico se il caso, che ormai fa pensare sempre più a un serial killer, rimanesse irrisolto. Chen è come un funambolo costretto a camminare su una corda tesa all’interno di un sistema per il quale i concetti di giustizia e libertà sono subordinati alle esigenze del Partito unico, e ora deve affrontare una nuova, pericolosa doppia indagine dagli esiti imprevedibili, che va a toccare addirittura i vertici inarrivabili della Città Proibita. Per l’enigmatico ispettore-poeta il prezzo da pagare è sempre più alto, e risolvere il caso senza venir meno ai suoi principi sempre più difficile.

 

 

Recensione

Titolo originale molto più adatto rispetto a quello scelto per la traduzione italiana “Trattieni il respiro, Cina”, ci conduce a leggere l’undicesimo giallo di Qiu Xiaolong, rendendo sempre più evidente il divario tra questo dissidente cinese che dal 1989 vive negli USA – ed i suoi colleghi cinesi, residenti in Cina, che per scrivere sono costretti ancora oggi a fare i conti con la censura di Partito. E sempre più Xiaolong fa suo il voler scrivere romanzi che, assieme all’inseguimento del criminale, dell’assassino, si interessano alle problematiche che a quel crimine hanno condotto. Problematiche economiche, ambientali e politiche. Intrinsecamente legate e collegate.

In questo romanzo incontriamo solo pochi dei precedenti comprimari che abbiamo iniziato ad amare, perché in questo libro la vicenda è vissuta intensamente solo dal protagonista principale, l’ispettore capo Chen Cao, la sua spalla destra l’Ispettore Yu, la moglie di quest’ultimo, la sig.ra Peiqin e re-incontriamo Shenshen, la ragazza ambientalista che l‘ispettore Chen aveva incontrato in uno dei precedenti romanzi, “Le lacrime del lago Tai”.

Concorrono a completare i protagonisti di questa vicenda il segretario di Partito Li e il segretario in pensione Zhao, primo segretario del Comitato centrale di disciplina del Partito nella Città Proibita.

La storia ci narra in contemporanea due casi, cui l’ispettore capo Chen, un po’ in calo di stima e considerazione da parte del Partito per le sue idee, situazione sempre molto pericolosa in Cina, si vede letteralmente affibbiare.

Il tutto avviene in quattro intensissimi giorni, dal lunedì al venerdì, all’alba della sessione di apertura dell’Assemblea nazionale del popolo.

Il primo caso riguarda una serie di oramai quattro omicidi, che si sono succeduti rapidamente uno ogni settimana, nel centro di Shangai, in quattro zone diverse della città, tutti alle sei di mattina, con inizio tre settimane prima rispetto all’inizio del romanzo. Incarico inizialmente seguito dalla squadra omicidi dell’ispettore Qin, che poi viene dirottata alla squadra casi speciali (quando si suppongono connessioni con implicazioni politiche), capitanata da Chen – che questa volta si vede costretto a scaricare quasi interamente sulle spalle dell’intelligente suo collega Yu, salvo come di consueto dargli il là delle idee, che naturalmente porteranno Yu a chiudere la vicenda. Le vittime sembrano non avere nulla in comune le une con le altre: una badante, un mezzobusto del meteo, una agente immobiliare… E’ solo quattro giorni prima la quarta vittima, che fa passare il caso al famigerato reparto di Sicurezza interna: una giornalista forse in possesso di informazioni riservate e sposata con l’ex vicesindaco di Shanghai. Oramai è evidente che siamo alla presenza si un serial killer che sicuramente non si fermerá.

Il secondo caso viene affidato a Chen direttamente da Zhao, primo segretario – in pensione – del Comitato centrale di disciplina del Partito nella Città Proibita, ma persona sempre molto potente a Pechino. Questo secondo caso ha a che fare confusamente con lo smog che imperversa oramai su tutta la Cina e che ha già causato numerose vittime a causa del cancro ai polmoni… Un gruppo di attivisti ambientalisti che si riunisce in gran segreto a Shangai: su questo Chen dovrà indagare… ma non sarà piuttosto un indagare anche su di lui, visto che in più di qualche occasione le sue idee, basate sui principii di Confucio, sono entrate pubblicamente in aperta collisione con quelle del Partito, onnipresente in qualsiasi ambito della vita cinese.

E l’indagine degli ultimi tempi sulla sua poesia con sullo sfondo l’inquinamento del Lago Tai, pubblicata sulla Shanghai Literature – con connessioni all’ambientalista Shenshenora presa di mira, non è sicuramente una coincidenza…

Come lo stesso Xiaolong ha dichiarato in una sua intervista, la Cina ha avuto una crescita economica imponente, cui purtroppo non ha fatto seguito un cambiamento a livello politico. Solo qualche esempio: quando Qiu Xiaolong ha lasciato la Cina, all’alba della Protesta di Tienanmen o Primavera democratica cinese del 1989, Shangai non aveva la metropolitana.

Quando Vi ha fatto ritorno per una visita alcuni anni dopo, le linee metropolitano erano addirittura dodici. Per non parlare del problema che in questo romanzo accenna, ma che nei primissimi romanzi racconta diffusamente, relativo al discorso degli alloggi… Quando se ne è andato, le famiglie vivevano ancora ammassate in un’unica stanza, senza bagni. Ora invece sono stati costruiti centinaia di appartamenti.

Esponenzialmente è cresciuto il problema dello smog e delle polveri sottili, senza che il Governo centrale ed il Partito abbiano fatto nulla, addirittura negando il problema, nonostante alcune immagini delle grandi città in Cina (ma non solo, è emergenza in tutto l’Asia) facciano rabbrividire, vedendo le persone avvolte da una nebbia diffusa e persistente che purtroppo nebbia non è.

Con incrementi abnormi di morti dovute a cancro. E come di consueto e tristemente, le sperequazioni fanno sì che i ricconi possano dotarsi di sistemi di condizionamento ultimo modello dotati di filtraggi particolari, mentre la gente “normale” non può far altro che subire i veleni che oltretutto i dirigenti di Partito e gli industriali strenuamente negano, a dispetto dell’evidenza.

Tra poesie di dinastie oramai lontane nel tempo e dell’amato T.S. Eliot, principii basati su massime di Confucio, forti problemi con impatto sociale e politico – e cibi che sono una tentazione irresistibile, pur se così lontani dalla cultura gastronomica italiana, Xiaolong ci irretisce nuovamente – e lo fa parlandoci di un caso che si innesta brutalmente nella realtà e la cui conclusione ci ved testimoni di un finale inaspettato quanto poeticamente in linea con un cerchio che si chiude, con il presente che ci riporta al passato e che ci trasforma, nostro malgrado e su volere di Xiaolong, in uomini eliotiani, in bilico tra congetture ed azione.

 

 

 

Qiu Xiaolong (Scheda Autore)


Qiu Xiaolong, autore della serie dell’ispettore Chen Cao, è nato a Shanghai e dal 1989 vive negli Stati Uniti, dove insegna  letteratura cinese alla Washington University di Saint Louis. Ha vinto nel 2001 l’Anthony Award per la miglior opera prima con La misteriosa morte della compagna Guan, primo romanzo della serie poliziesca con protagonista l’ispettore Chen Cao.

A cura di Marina Morassut

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