Vasi rotti




Vasi rotti /(Broken Vessels, 1992)

Recensione di Marina Morassut


Autore: Andre Dubus

Editore: Mattioli 1885

Traduzione: Nicola Manuppelli

Genere: racconti / narrativa

Pagine: 280

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Andre Dubus è celebrato per la sua capacità di rappresentare le più sottili emozioni umane nei suoi personaggi, e quando gira il microscopio su se stesso, le intuizioni risultanti non sono meno illuminanti. Intimo ed espressivo, questi racconti autobiografici della sua infanzia in Louisiana, le sue esperienze nel Corpo dei Marines e, più tardi, la sua vita di marito e padre, dipingono un vivido ritratto di questo acclamato autore. Con sapienza e profondità di sentimento, Broken Vessels” / “ Vasi rotti” contiene i riflessi personali di uno scrittore le cui acute percezioni del cuore umano sono destinate ad essere apprezzate per le generazioni a venire.

 

 

 

Recensione

Ventidue saggi in cui l’autore americano Andre Dubus si racconta sia come uomo che come scrittore si racconti, senza che il lettore possa scindere una figura dall’altra, perché entrambe formano un unicum, dipendente l’una dall’altra, sensibile sempre, sentimentale mai, con una vita da narrare ricca di aneddoti.

Questa collezione di racconti si suddivide in cinque parti, in cui nella prima l’autore ci racconta di esperienze giovanili e della sua terra di origine nel Sud degli Stati Uniti d’America. Nella seconda parte ritroviamo l’uomo adulto, che ci rende partecipi dei suoi credo sulla condizione femminile, sul possesso delle armi in USA, sulle ingiustizie perpetrate ai danni delle donne, sui rapporti matrimoniali, sulla religione e la mortalità umana.

Nella terza parte Dubus ci introduce nel mondo “povero” degli scrittori di racconti, della sua fedeltà agli amici, dei suoi amori per le mogli ma soprattutto per i suoi figli e nella parte successiva, forse insieme alla quinta ed ultima, la più densa, ci racconta dell’incidente stradale occorsogli mentre prestava soccorso ad altri due automobilisti e di tutto quello che questo fatto tragico ha prodotto e portato nella sua vita, intitolando il racconto “Vasi Rotti”, che dà anche il titolo a tutta la raccolta e in cui ci parla, fra le tante cose, dell’abbandono da parte di sua moglie e della solitudine, senza le sue due figlie più piccole.

Sono racconti narrati sempre in prima persona, tanto che talune volte si è tentati di credere che proprio tutti gli aneddoti siano una derivazione di esperienze dirette dell’autore, che con questo procedimento letterario crea un legame personale sia con le vicende che con il lettore, come se stesse raccontando un episodio della propria vita ad un amico. Difficile resistere all’afflato di questi frammenti di vita.

Una vita e dei racconti che hanno un po’ il sapore ed il fascino dei vecchi film western e del vecchio Sud degli Stati Uniti d’America, in un decennio (1978 – 1989) preso in esame da Dubus  che oramai sembra così lontano e che proprio per questo ha il sapore delle cose antiche.

Dal primo racconto di guardiani di pecore con le avventure che ne derivano, nel New Hampshire (confinante con il Quebec e l’oceano Atlantico), all’amore per la corsa/jogging sin da quando era sottotenente in Virginia nel 1958 e che a distanza di vent’anni, anche come catarsi dopo il divorzio, continua a praticare con amore e che gli permette di metterci a parte del bullismo subito da giovane e le modificazioni del corpo in crescita, con considerazioni condivisibili su questo fenomeno che è sempre esistito ad ogni latitudine e che non ha impedito anche a suo figlio, nonostante tutto, di subirne la morsa. All’amore incondizionato per il baseball in Louisiana nel 1948, cioè sin da quando è un ragazzino undicenne e si fa assumere, insieme ad una sua amica e a suo cugino, come raccattapalle, perché a quei tempi, nonostante tutte le altre considerazioni, c’era povertà e non ci si poteva permettere di perdere le palle! E ciò che decretava il successo di un giocatore, insieme alla sua bravura, era il modo di essere virili, con grinta, concentrazione e la totale serietà di cui necessità un vero giocatore di baseball.

E tutti questi racconti sono talmente ricchi di persone vere, di paesaggi così realistici e di ambientazioni così sublimi che non si fatica ad avere la sensazione di essere sul campo ed osservare con gli occhi di Dubus quello che ci sta descrivendo, quasi fossimo lì fisicamente.

Senza presunzione di dettagliare tutti i racconti in una sterile lista che vanificherebbe il lavoro certosino compiuto da Dubus, ci preme almeno puntare l’attenzione su un paio di narrazioni che sono veramente interessanti sia per come sono state scritte ed intese dall’autore, che per l’argomento scelto.                                                      

Il primo si intitola “Schizzi Ferroviari” ed è il racconto di un viaggio in treno andata e ritorno fatto insieme alla moglie ed alla figlia: da Boston a San Francisco, salendo a bordo dell’Amtrak a New York. A parte la descrizione del personale che lavora a bordo del treno, che da sola meriterebbe la lettura del libro, ciò che colpisce è la descrizione del paesaggio che cambia di volta in volta e delle città e periferie che la famiglia vede attraverso i finestroni del treno. Dopo aver pernottato sul treno e attraversato diverse città, scendono a Chicago e passano la giornata con un amico. Piccola sosta per acquistare libri di Simenon, Zola, James Webb, per ripartire la sera stessa sul San Francisco Zephyr. Molto divertente la scritta che l’uomo trova giusto fuori della piccola stazione, dove si dirige per acquistare sigarette, approfittando dei pochi minuti durante una sosta del convoglio: “Regola del giorno: non scendere dal treno se non fai in tempo a tornare. Treni persi questo mese: 3. Quasi persi: Zero”! E nel mentre parlano della gente che perde il lavoro a causa dei tagli di Reagan: tagli dei posti di lavoro e anche dei servizi pubblici.

Il secondo racconto si intitola “Su Robin Hood e la condizione femminile”. Qui ci viene proposta la sua esperienza ai tempi in cui era un neolaureato all’Università dello Iowa (inizi anni Sessanta del secolo scorso), lavorava come assistente all’Università, con a carico moglie e 4 figli, e un reddito di circa quattromila dollari all’anno, che gli “consentiva” di fare la fila per riscuotere i buoni pasto forniti dalla Stato. Ma non è propriamente questo su cui voglio porre l’attenzione, pur se la disamina di quei tempi dal punto di vista economico, sociale e politico è interessante. Ritrovo personalmente, a distanza di quasi cinquant’anni, la stessa visione del problema (vogliamo chiamarlo così?) sulla condizione femminile. Oltre all’aiuto dei buoni pasto e lo stipendio come assistente all’Università, Dubus aiuta l’economia familiare andando a caccia con gli amici. Dopo un’appassionata descrizione di questo ”sport”, ammette lui stesso che in realtà ciò è più una soddisfazione di un istinto primordiale, che un beneficio economico (non ha mai fatto un calcolo preciso di quanto gli costasse in termini di tempo e di denaro: fucile, cartucce, permessi, etc…). “Sentiva di aver fatto ciò che un uomo dovrebbe fare per la propria famiglia”, pur riconoscendo in questo suo pensiero una forte valenza romantica, sia all’epoca in cui ciò avveniva, sia circa vent’anni dopo, quanto finalizza il tutto in uno scritto. E da qui, soddisfazione di virilità che ha a che fare con le donne – e come conseguenza incertezza nei rapporti con le donne.

Ed il fastidio per alcune donne che tendono a vedere ogni semplice gesto come qualcosa di simbolico – e non semplicemente per quello che il gesto stesso vuole essere. Dubus, lettore attento di Checov, aveva potuto vedere che l’anima della donna compie una battaglia tutta sua, ne più ne meno di quella dell’uomo, ma su fronti differenti. Così come aveva potuto ritrovare questo concetto nelle opere di John Cheever, Joan Didion ed Edna O’Brien… Inoltre, come scrittore, cioè in un certo senso lavoratore senza cartellino da timbrare, aveva potuto avvicinare le donne casalinghe, che rinunciavano alla loro vita professionale in favore della vita familiare.

Ed una volta che i figli erano abbastanza grandi da andare a scuola, donne con un tempo libero e solitario interminabile, la cui responsabilità è il tempo stesso e come utilizzarlo nel miglior modo possibile, che “richiede disciplina e resilienza quotidiana”, ciò che Hemingway in Festa Mobile descrive come “la solitudine mortale che giunge alla fine di ogni giorno che hai sprecato nella tua vita”.

Difficilissimo essere sintetici nel parlare di questo autore e dei suoi racconti, che danno da una parte una libertà di scrittura (e di lettura) che un romanzo non permette, e dall’altra la curiosità da parte del lettore di leggere altro di questo autore.

Ed allora raccogliamo l’invito della casa editrice Mattioli 1885 e del traduttore Nicola Manuppelli, che ci hanno introdotto a questa lettura, di scoprire altri gioielli narrativi di questo autore americano, la cui vita è stato così intensa e che grazie ai suoi racconti, ci fa riscoprire “la memoria. che, come l’amore, è un atto di immaginazione, un abbandono (per lo scrittore) e un possesso (per il lettore). – Susan Dodd, Mamaw.

Quello che resta è la sensazione che i vasi o i vascelli rotti, nonostante le imperfezioni – o forse proprio a causa di ciò, siano ciò che in Giappone viene definito “kintsukuroi o riparare con l’oro”, che è la filosofia della riparazione mettendo in risalto la crepa, così come Dubus ha fatto con questi luminosi racconti della propria vita.

A cura di Marina Morassut

libroperamico.blogspot.it


 

Andre Dubus


Andre Dubus (1936-1999) è uno dei più raffinati narratori americani del Ventesimo secolo. Amico e allievo di Richard Yates e Kurt Vonnegut, celebrato da Stephen King, John Irving, Elmore Leonard, John Updike, Dubus è stato anche saggista, biografo e sceneggiatore, aggiudicandosi svariati premi letterari. Da Non abitiamo più qui, edito da Mattioli 1885 nel 2009, è stato tratto il fortunato film di John Curran I giochi dei grandi, con Mark Ruffalo, Naomi Watts, Peter Krause e Laura Dern, vincitore del Sundance film Festival. Voci dalla luna è uscito nel 2011. Nel 2012 è uscito Il padre d’inverno. Da Killings, primo racconto di quella raccolta, Todd Field ha tratto il pluripremiato film In the Bedroom. Ballando a notte fonda è l’ultima raccolta di racconti di Andre Dubus e la prima a seguire l’incidente che lo mise per sempre su una sedia a rotelle. Mattioli1885, che sta tentando di pubblicarne l’opera omnia, ha già tradotto: Non abitiamo più qui, Voci dalla luna, Il padre d’inverno, Ballando a notte fonda, I tempi non sono mai così cattivi, Voli separati, Un’ultima inutile serata, Adulterio e altre scelte.

 

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