Volevo essere una vedova




Recensione di Mirella Facchetti


Autore: Chiara Moscardelli

Editore: Einaudi

Collana: Einaudi. Stile libero Big 

Genere: Narrativa

Pagine: 216 nella versione a stampa

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. 

Una nuova sferzante ventata di comicità da una delle piú amate scrittrici italiane. «Non ci sono caricature, ma solo il piglio fulminante di un talento comico che stupisce». Che fine ha fatto Chiara, l’aspirante ma mancata gatta morta? L’abbiamo lasciata a trent’anni, senza uno straccio di fidanzato, e la ritroviamo a quarantacinque, ancora single. Com’è potuto accadere? Com’è arrivata a questa età senza sposarsi, fare figli, adeguarsi alla vita che sua madre e le zie, anche quelle degli altri, prevedevano per lei? Per capirlo Chiara si racconta, ai lettori e all’analista, ripercorrendo gli ultimi dieci anni: il trasferimento a Milano, dove sperava di accasarsi e invece ha trovato sciami di gay, il lavoro in una città che per certi versi le è ostile, i disastri sentimentali e il fatto che tutti, ma proprio tutti, persino il dentista o l’ortopedico, continuino a chiederle perché sia sola. Cosí, pur di non essere sottoposta al solito strazio, all’ennesima visita medica decide di spacciarsi per vedova, guadagnandosi uno status finalmente accolto dalla società. Se è vedova, allora qualcuno se l’era presa, anche se poi è morto! Chiara Moscardelli torna a farci morire dal ridere, mentre descrive un mondo che sulla felicità delle donne ha ancora molto da imparare.

 

Recensione

La felicità è dietro langolo ed essere felici non vuol dire avere il meglio di tutto, ma cercare di prendere il meglio da quello che è in nostro possesso. Non si sfugge dai propri demoni. Sono lì, dietro la porta, che ci aspettano. Sta a noi decidere se farli entrare e distruggerli o lasciarli dallaltra parte. Ma non smettono di esistere dolo perchè abbiamo deciso di ignorarli”.

Partendo dalla sua vita e dalle sue molte (dis)avventure, la Moscardelli con una scrittura brillante e divertente, analizza la situazione in cui versano generazioni di quarantenni che, costruiti grandi sogni (soprattutto sotto il profilo sentimentale), si ritrovano a fare i conti con la realtà, priva del tanto agognato principe azzurro.

Sì, perchè – ci dice in modo molto ironico la Moscardelli – i cartoni animati degli anni 80 e le favole di quella generazione sono la causa di sogni ad occhi aperti e, hanno portato in dote, a molte ragazzine di quegli anni, ideali maschili alla Terence di Candy Candyinsomma, tipi non sempre proprio affidabili

Con una verve comica e spruzzate di saggi consigli da parte del suo psicologo, la Moscardelli, scava in profondità, per dirci che, alla fin fine, la cosa più importante che dobbiamo fare è imparare a bastarci per quello che siamo (imparare ad amarciper dirla alla Vanoni) e abbandonare lidea che lessere completa passi necessariamente per una vita a due.

Ein noi stessi che dobbiamo cercare la nostra favola, il nostro lieto fine.

Siamo noi il nostro lieto fine, il nostro ballo di Cenerentola. Il vissero per sempre felici e contenti  esiste, solo non è quello che hanno raccontato. Ecco la vera favola”.

 

 

 

 

Chiara Moscardelli (Scheda Autore)


Chiara Moscardelli, nata a Roma, lavora a Milano come addetta stampa. Volevo essere una gatta morta, suo romanzo desordio, ha avuto un grande successo di pubblico e di critica, diventando in breve un libro di culto. Tra gli altri suoi romanzi ricordiamo La vita non è un film (ma a volte ci somiglia)” (Einaudi, 2013), “Quando meno te lo aspetti(Giunti Editore, 2015), Volevo solo andare a letto presto(Giunti Editore, 2016), “Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli” (Giunti Editore, 2016) e Volevo essere una vedova(Einaudi, 2019).

 

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