TEMPO DI LIBRI : LIZA MARKLUND






A tu per tu con l’autore

 

TEMPO DI LIBRI A MILANO

 

 

Lo stand di Marsilio è uno spettacolo a colori per gli occhi, merito delle copertine che rivestono i libri dei tanti autori nordici a noi conosciuti: Stieg Larsson, Mankell , Jussi Adler -Olsen ……Ma tra i tanti scrittori di “carta” oggi ho il grandissimo piacere di conoscere   Liza Marklund , autrice della fortunata serie con protagonista Annika Bengtzon
Liza Marklund è lo stereotipo di una donna svedese, penso mentre mi presento, bionda, fisico sottile  e atletico  vestito in un completo nero , alta…molto alta , e con un sorriso contagioso…inizia così la nostra piacevolissima chiacchierata.

 

 

1) Ho letto una Sua dichiarazione molto bella riguardo ad Annika, la protagonista dei suoi romanzi, “siamo carri armati con i tacchi a spillo”, Lei dice “siamo” quindi Le chiedo quanto di Liza c’è in Annika?

Ho lavorato molti anni come giornalista e anche se a differenza di Annika mi occupavo di politica ed economia, in Lei ho messo il mio modo di intendere la professione del giornalista. Annika si occupa di cronaca nera, è meticolosa, tenace e coraggiosa; è un carro armato perché, come me, non si arrende mai e riesce a superare tuti gli ostacoli pur di arrivare a scoprire la verità. L’unica differenza tra noi è che io non porto i tacchi a spillo…direi che non ne ho bisogno …e mentre lo dice ridendo   si alza in piedi e dall’alto del suo 1.80 di altezza mi fa vedere le sue scarpe senza tacco.

2) Annika fisicamente com’è?? La immagino magra, bionda e non molto alta perché dai suoi romanzi non si capisce e anche dalle copertine dei suoi libri, tra l’altro molto belle, ci viene presentata sempre di spalle.

Non so che aspetto abbia Annika, non è magra ma ossuta quasi spigolosa, non è molto alta; a volte mi piace pensarla   con i capelli lunghi e biondi altre volte invece i capelli sono bruni, so che è carina ma non bella.  In uno dei miei racconti, in questo momento non ricordo esattamente quale, mi è venuta una gran voglia di immaginarla con un grosso seno e così una cosa è certa: Annika ha un grosso seno.

3) Annika Bengtzon è l’intraprendente e carismatica reporter del quotidiano “Stampa della Sera”, in una redazione quasi completamente maschile e spesso ostile. In “Ferro e sangue”, nei primissimi capitoli, Lei affronta l’attualissimo dibattito sulla crisi della carta stampata e il futuro dei giornali a seguito della transazione al digitale. Quale è la sua visione futura in merito, tenuto conto che per anni Lei stessa ha svolto la professione di giornalista?

Negli ultimi vent’anni dai settemila giornalisti che lavoravano nei quotidiani della Svezia si è scesi a duemila, la nuova comunicazione passa sempre più attraverso strumenti quali Facebook o Twitter
Non mi spaventa la progressiva sparizione della carta stampata, questo è un bene perché riduciamo lo spreco di carta e salvaguardiamo le foreste, ma è la mancanza di controllo delle notizie pubblicate che mi preoccupa. La questione non è più carta stampata o digitale, ma si sposta su buon giornalismo o approssimazione; ma il giornalismo di qualità  ha necessità di grossi investimenti e in pochi hanno la volontà  di spendere soldi in questo settore
Il lavoro tradizionale del giornalista rischia così di sparire per lasciare il posto alle figure professionali degli informatori e dei consulenti di pr che di fatto sono preposti ad influenzare l’orientamento popolare; gli strumenti utilizzati non devono cambiare le regole che devono essere alla base della professione giornalistica: etica e verifica delle fonti.

4)  La sua protagonista in” Ferro e sangue” torna ad occuparsi del suo primo caso di cronaca nera – l’omicidio rimasto insoluto di Josefin Liljeberg dal romanzo Studio Sex- questo ritorno al passato da un punto di vista lavorativo coincide con la volontà di Annika di fare i conti anche con il proprio passato personale, di riannodare tutti i fili lasciati in sospeso. Nel leggere si ha la percezione che ci sia qualcosa di definitivo nella storia della sua protagonista.  Cosa succederà in futuro ad Annika?

Questo è il mio ultimo libro con Annika protagonista e quindi ho voluto raccontare tutto quello che era rimasto in sospeso nella sua vita: consegnare l’omicida di Josefin , rimasto impunito per troppi anni, alla giustizia, e risolvere i conflitti personali derivanti da un’infanzia problematica con un padre padrone, una  madre alcolizzata e una sorella  che non sente da troppi anni.

5) Ultimo libro della serie con Annika? E’una scelta decisamente coraggiosa!

Confermo è l’ultimo libro! Quando ho iniziato a scrivere avevo molto ben presente la storia e per quanto tempo l’avrei raccontata, sono passati diciotto anni ed è arrivato il momento di chiudere definitivamente.

6) In “Ferro e sangue” una delle tematiche forti che viene affrontata è la violenza sulle donne.
In Italia il fenomeno del “femminicidio” è costantemente in aumento, in Svezia in quali proporzioni si manifesta?

Purtroppo anche in Svezia il fenomeno esiste e sta aumentando in modo preoccupante. Nel nostro paese gli uomini che vengono condannati per aver ucciso la loro donna sono svedesi.  Nella maggior parte dei casi non erano ubriachi. Oltre la metà non ha precedenti, nemmeno una violazione del codice della strada.
Nove su dieci sono psichicamente sani. Il momento critico è quando la donna dice che se ne andrà, o quando le vengono affidati i figli. Insomma, quando lui perde il potere su di lei e non può più isolarla, controllarla, manipolarla.  Sono uomini vigliacchi, boriosi, dispotici e irresponsabili. La uccidono perché non ubbidisce, solo per scoprire che non ubbidisce nemmeno da morta.
Alle porte di Mariestad c’è un penitenziario che ospita solo uomini condannati a lunghe pene detentive per atti violenti commessi nei confronti dei loro cari. A tutti viene offerta una possibilità di farsi curare per imparare a gestire la propria aggressività, ma per metà di loro non c’è speranza. Per poter rispondere in qualche modo alle terapie devono ammettere il proprio crimine e assumersi la responsabilità delle azioni compiute, e invece sostengono per l’intero periodo della pena di essere del tutto innocenti. Lui non la picchiava mai, e se lo faceva era solo perché la propria donna se lo meritava.

7) Dai suoi romanzi è stata tratta una seguitissima serie televisiva. Premesso che io non l’ho mai vista, Le chiedo se le piace come è stata proposta al pubblico televisivo e se non Le spiace che tante persone conoscano i suoi personaggi attraverso la serie anziché attraverso i suoi libri.

Lo chiedo perché è innegabile che un personaggio creato da uno scrittore sulla carta sia, nel bene o nel male, diverso da quello riproposto dal grande o piccolo schermo.
I primi due film li ho trovati brutti, molto brutti e così alle costanti richieste di cedere i diritti di altri miei libri ho detto no…no..no. . per anni!    Mi è capitato che scrivendo i romanzi successivi mi sono trovata a pensare ad alcuni dei miei personaggi con delle caratteristiche viste nei film e questo per uno scrittore è solo negativo. Il personaggio è dell’autore e solo Lui può decidere con la massima libertà e senza nessuna influenza a come deve essere presentato al lettore. Nel momento in cui ho deciso che la serie dei romanzi con Annika era definitivamente conclusa ho ceduto i diritti degli altri miei libri, arrivata  a questo punto io ho raccontato tutto come volevo,  lascio alla serie televisiva la libertà di rappresentare le mie storie.

8)  Nel mio immaginario ho sempre pensato che le donne svedesi fossero più emancipate , più libere, molto più facilitate di noi italiane nella carriera e che nella vita di coppia i compiti fossero equamente distribuiti tra i patners;   poi  leggo i suoi libri e mi trovo Annika che deve “sgomitare” per affermarsi nella vita professionale arrivando a  volte ad essere  sgradevole con i capi e i colleghi, è insicura nella vita privata e  ha  una vita familiare complessa dove di fatto si fa carico da sola della crescita dei figli e dell’andamento della casa. Quale è realmente la situazione di una donna svedese nell’ambito del lavoro e della famiglia?

E’ quella che racconto nei miei libri: le donne svedesi devono lottare molto per potersi affermare a livello   lavorativo e la responsabilità della famiglia nel maggiore dei casi ricade sulla donna.
Posso affermare che una donna Italiana o francese ha più possibilità di una donna svedese di fare carriera  nell’ambito lavorativo. In Svezia da anni sta succedendo questo: siamo tutti socialdemocratici – tutti siamo uguali e se questo è positivo per la qualità della vita, nel mondo del lavoro ha creato un livellamento globale dove la preparazione professionale è uniforme e purtroppo tra un uomo e una donna è la donna che maggiormente fatica per emergere.

9) Tra le tante sue attività c’è anche l’editoria. Ho letto che la sua casa editrice rifiutò di pubblicare “Uomini che odiano le donne” è vero?

Assolutamente no! E’ successo che il libro è stato mandato alla casa editrice, ma è finito insieme ai 2.000 manoscritti che riceviamo annualmente e per una questione di tempo non abbiamo avuto la possibilità di leggerlo. Ho saputo poi che il manoscritto è rimasto da noi per un tempo molto limitato perché lo stesso Larsson o la moglie sono venuti a riprenderlo.

10) Cosa le piace leggere? Conosce qualche scrittore italiano?

La storia di Elsa Morante!

11) Ultima domanda, una curiosità che riguarda la sua vita personale da regalare ai lettori di thrillernord, per esempio, le piace cucinare, fare sport, oppure dipingere?

Lavoro a maglia, mi rilassa moltissimo…

 

 

La chiacchierata finisce con Liza Marklund che molto orgogliosa mi mostra una foto dal cellulare di una giacca in lana confezionata interamente da Lei , e quale ricordo di questo incontro, torno a casa con la copia autografata di “Ferro e sangue

Intervista a cura di Nadia Beggio