Noi felici pochi




Recensione di Francesco Morra


Autore: Patrizio Bati

Editore: Mondadori

Genere: Narrativa

Pagine: 168

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. Tutte le persone di cui si parla nelle scene di violenza descritte in queste pagine sono state realmente aggredite e malmenate, in un passato così scabroso e delirante da non poter essere rievocato che in forma romanzata, in un libro che porta all’estremo l’autofiction letteraria italiana. Sono cresciuti insieme, Patrizio, Angelo e Andrea. Sfrontati rampolli della “Romabene“, vissuti nella consapevolezza di avere il diritto, sempre e comunque, di soddisfare i propri desideri. Figli modello di magistrati, professori e medici, sono teppisti, fascisti e psicopatici: praticano – con meticolosa e sistematica ferocia – atti di violenza su vittime indifese, quasi sempre scelte a caso. Risse, aggressioni, pestaggi. Sangue. Sangue su zigomi, mani e asfalto. Immacolate soltanto le camicie su misura (bianche o celesti, button down, cotone egiziano ritorto con cuciture doppie all’inglese), sacre per loro come le vacche per gli indiani. Ragazzi legati da un vincolo d’amicizia e di complicità che pare indissolubile ma che un’estate, ubriachi dopo la discoteca, un incidente rischia di compromettere per sempre: l’auto esce di strada tra il Circeo e l’Argentario, restando in bilico aggrappata a una roccia. Anni di feste, discoteche, stadio, trasferte, cori, risse e braccia tese – anni di vita condivisa – non bastano a farli restare uniti in una situazione che si aggrava col passare dei minuti. Pagine travolgenti. L’urlo di rabbia di ragazzi intrappolati nel silenzio di famiglie benestanti, tenute insieme da sorrisi di facciata. Anatomia di una generazione di psycopariolini. Una narrazione potente e maleducata che ha il coraggio di affrontare la violenza a viso aperto e di mostrare il rovescio delle cose: la meglio gioventù e i suoi peggiori istinti. La scrittura è netta, feroce, pulita, martellante.

 

 

 

Recensione

Era sempre il caso a portarci davanti – come in un casting – le vittime perfette

Una scarna biografia, nessuna foto ed ecco che una casa editrice di primo piano pubblica un esordio folgorante.

Il suo autore è Patrizio Bati, nome e cognome che ricorda il protagonista del celebre libro American Psycho di Bret Easton Ellis. Inoltre il titolo del romanzo, Noi felici pochi, è una citazione che rimanda al discorso che Shakespeare fa pronunciare a Enrico V nell’opera omonima.

Ottime premesse per questo romanzo, forse epigono e manifesto che farà scuola nel venturo panorama letterario italiano. Ebbene sì, non se ne trovano molti di libri di questo tipo. Non è un tentativo citazionistico di portare nel belpaese ciò già sdoganato altrove. Il Bati o chi si cela dietro a questo nome racconta e il suo nome all’io narrante, si sovrappone, divenendo uno dei protagonisti della scellerata compagine di amici che per sconfiggere la noia e vivere le proprie giornate si danno a risse e varie azioni che definire semplici bravate è riduttivo.

Si porta in queste pagine, all’estremo e radicale, quanto a volte per alcune persone le pulsioni come per imperativo categorico debbano essere esaudite senza alcun etico.

Ero stato cresciuto nell’idea che veder soddisfatto ogni mio desiderio fosse un diritto da esercitare entro il minor tempo possibile dalla manifestazione di esso

Questi ventenni si sentono intoccabili e vogliono scaricare le proprie inclinazioni su vittime indifese.

Figli della Roma bene, vessano quelli che ritengono non essere della loro classe sociale, derubricandoli ad oggetto di ludibrio.

Eravamo dei privilegiati.

Protetti da una speciale immunità, acquisita dalla nascita, che ci avrebbe condotto verso il successo a cui eravamo destinati

Il protagonista, racconta di un incidente e da lì ricorda vari episodi, per poi nell’epilogo chiuderecon il dare una sua giustificazione alle proprie azioni, scaricando su altri quanto invece è solo frutto di sue scelte. Queste decisioni sono davvero sue? O frutto di una patologia che affligge alcuni componenti della società in cui viviamo, subordinate a traumi vissuti dagli autori di tali gesti?

Preme sottolineare, quanto sia accurata la caratterizzazione del personaggio principale: le sue manie e insicurezze. Come ad esempio, l’utilizzo ossessivo compulsivo della computazione, sintomo di un voler tenere sotto controllo e fermare il tempo oppure l’espediente quasi da vocabolario, quando si elargiscono definizioni di determinati lemmi.

Si in questo libro vengono descritte risse, botte e violenze a persone indifese.

Quelle che cercavamo, perciò, erano vittime indifese su cui sfogare la nostra rabbia senza rischio di reazioni

La noia e la voglia di vivere, questi quasi adulti, la canalizzano oltre che negli svaghi come donne e bella vita, in momenti di pura violenza connaturata anche ad una identificazione calcistica e politica, puramente strumentale e complementare ad uno “sfogarsi”.

Colpisce l’asetticità nel descrivere i terribili episodi di ferocia.

La lettura provoca e fa incassare invece emozioni forti e di rigetto per quanto viene raccontato e ciò è estremamente importante perché significa che raggiunge lo scopo di essere didascalica. L’autore ci travolge e fa assistere allabiezione opportunistica di alcune persone. La letteratura si fa vita senza edulcorarla. Bati ce la serve nuda e cruda.

In molti punti e pagine ci si ferma a riflettere e pensare che quanto letto potrebbe essere accaduto, purtroppo il mondo ha di questi lati oscuri.

Esordio potente e destabilizzante che conferisce nuova linfa al canone letterario italiano, ne avevamo bisogno, il lettore esigente plaude e paziente a aspetta il prossimo libro, perché caro Batidevi continuare a regalarci storie.

A cura di Francesco Morra

www.youtube.com/user/Vetriera

 

 

Patrizio Bati


vive e lavora a Roma. Laureato in giurisprudenza, è sposato e padre di una bambina di otto anni. Nel suo studio ha un’asta di bandiera, un bonsai di ficus benjamin e una collezione di foto segnaletiche di detenuti americani anni Cinquanta. Noi pochi felici (Mondadori 2019) è il suo primo romanzo.

 

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