The Dome






(Recensione di Kate Ducci)

Kate Radix è autrice dei thriller “Le conseguenze” “Le apparenze” e “Le identità” e dell’antologia “La verità è una bugia”, una raccolta di quattro racconti di generi che spaziano dal thriller al fantastico.


 

Autore: Stephen King

Genere: horror

Collana: Pickwick

Editore: SPERLING & KUPFER

Pagine: 1064

Anno pubblicazione: 2013

 

 

 

 

È una serena mattina autunnale in una sconosciuta cittadina del Maine, una tra le tante. Dale Barbara, ex ufficiale dell’esercito, sta abbandonando il paese a piedi, in autostop, senza una destinazione precisa e col solo desiderio di prendere le distanze da un posto che gli ha causato solo guai.

 

Quando sta per varcare i confini invisibili di Chester’s Mill, inconsapevole che quei confini saranno presto tangibili e porranno un limite invalicabile alla sua libertà, una cupola trasparente cala all’improvviso dal cielo, isolando Dale Barbara e altre duemila persone dal resto del mondo.

Un aereo di piccole dimensioni andrà a sbattere contro una barriera trasparente quanto resistente, esplodendo e uccidendo i passeggeri; lo stesso destino andrà in sorte a chi sta transitando in macchina e urterà qualcosa di invisibile senza essere preparato.

 

Il tutto sotto gli occhi attoniti di Dale Barbara e dei testimoni che si trovano a ridosso di un confine divenuto d’improvviso palpabile.

 

I cittadini di Chester Mill impareranno a convivere con una prigione di cui ignorano la provenienza e, mentre i tentativi del governo di venirne a capo e farla saltare in aria andranno falliti, impareranno anche a convivere con l’idea che la cupola non se andrà mai più, che forse saranno destinati a stare al suo interno senza possibilità di venire raggiunti.

 

Quanto può essere terrorizzante o confortante un simile pensiero?

 

Stephen King lascia la risposta a chi legge, ponendolo davanti a varie tipologie di persone, gente ordinaria che si trova di punto in bianco a fare i conti con qualcosa di imprevedibile.

Ci sarà chi tenterà il suicidio, chi si sentirà soffocare, chi perderà ogni speranza e chi vedrà proprio in quella cupola sconosciuta una portatrice di occasioni inattese.
Chi aveva sempre vissuto nell’illegalità inizierà a farlo alla luce del sole, consapevole che non arriverà mai qualcuno dall’esterno a fargliela pagare, chi non aveva mai messo alla prova il proprio coraggio capirà che è arrivato il momento di testare la sua resistenza e chi desiderava imporre la propria volontà saprà di poterlo fare con ogni mezzo, adesso.

Ma ci sarà anche chi troverà la forza di dare spazio ai buoni sentimenti, al bisogno di innamorarsi malgrado tutto, a dimostrazione che niente tiene in vita quanto l’amore, che nessuno è spacciato finché può ancora provare qualcosa di così travolgente.
Gli abitanti di Chester Mill arriveranno vicini a un’autodistruzione che non riusciranno a evitare, cercando di restare in vita senza nemmeno capire che cosa li stia conducendo alla morte.

 

Ma chi è stato a porre quella cupola invisibile sulla loro città?

 

Si tratta di un esperimento governativo, come iniziano a pensare, o di qualcosa di diverso, sconosciuto, che viene da molto lontano?

E se così fosse, chi c’è dietro questo crudele esperimento e quali sono le sue motivazioni?
La verità salterà fuori nelle ultime pagine, crudele come solo la semplicità delle cose a volte sa essere. Spingerà a riflettere e a ridimensionare il concetto egocentrico che abbiamo di noi stessi, il ritenerci oggettivamente più evoluti di una formica o uno scarafaggio quando possiamo esserlo, forse, solo se evitiamo di considerare i limiti delle nostre conoscenze e della nostra intelligenza.

 

Quello che Stephen King mette in atto in questo splendido romanzo è proprio un esperimento reale sull’esperimento immaginario e chiede al lettore di affiancarlo in questa prova, di interrogarsi su quanto il trovarsi impotenti e in balia di qualcosa che non conosciamo possa essere pericoloso quanto utile; almeno a scendere a patti con la nostra piccolezza, a renderci conto che su un pianeta piccolo come il nostro possiamo sentirci dei leoni, ma che al cospetto di centinaia di altre forme di vita lontane e sconosciute possiamo apparire solo come delle minuscole e stupide formiche.

 

Verrebbe da obiettare che abbiamo dei sentimenti, che siamo capaci di provare terrore, soffrire, amare, comprendere e che per questo non meritiamo di venir sminuiti da chi non è in grado di comunicare con noi o capirci.

 

La stessa cosa, argomenta King tra le righe, dovrebbe venir riconosciuta a qualsiasi altro essere vivente. Se non riusciamo a leggere la sua sofferenza non significa che non sia in grado di provarla tanto quanto noi e fargli del male mette in risalto la nostra bestialità, non la sua.

 

 

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