Ässassinio all’Ikea




  Ässassinio all’Ikea – Omicidio fai da te

Recensione di Loredana Cescutti


Autore: Giovanna Zucca

Editore: Fazi Editore

Pagine: 285p., R

Genere: Giallo

Anno di pubblicazione: 2015

 

 

 
 
 
 

SINOSSI.

Padova, 2009. Erminia e Anna Laura sono amiche dall’infanzia. La prima è moglie e madre, insegna all’università e conduce una vita tutto sommato normale. La seconda ha un avviato studio da commercialista, abita nello stesso palazzo di Erminia e da trent’anni vive una relazione con un uomo sposato, Amilcare Borgomastro. Nella stazione di polizia della città, l’agente Luana Esposito, appena trasferitasi da Napoli, viene assegnata al comando del burbero commissario Loperfido, che non tarderà, nonostante il carattere spinoso, a subirne il fascino solare. Il 21 dicembre, a ridosso del Natale, il corpo di Amilcare Borgomastro viene trovato dentro il cassettone di un letto, in un negozio Ikea. È questo l’avvenimento che porterà i quattro personaggi a sfiorarsi quel tanto da permettere al lettore di addentrarsi nelle loro vite e nei risvolti di un insolito mistero fino all’imprevedibile, spiazzante finale. Chi ha ucciso Amilcare Borgomastro? Si tratta davvero di un regolamento di conti interno alla mala, come viene ipotizzato dalla polizia, o piuttosto di un delitto passionale? È l’amore all’origine di tutto? O la vendetta?

 

 

RECENSIONE

La prima cosa che colpisce di questo libro è il titolo.

Sfido chiunque stia leggendo ora questa recensione a dirmi che non è stato almeno una volta nella sua vita a fare un giretto all’IKEA, fra quei percorsi labirintici opportunamente realizzati per mettere in mostra e vendere più merce possibile. L’unico posto nel quale si va appositamente per comprare una specifica mensola LACK, o un tavolino con seggiolina MAMMUT perché sono pratici e costano poco, finendo poi per raggiungere la cassa con l’enorme borsa gialla e blu piena di cianfrusaglie che, prima di incrociarle durante il percorso, non ci sarebbero nemmeno venute in mente.

Proprio per questo motivo ne sono stata attratta e incuriosita, finendo così per leggerlo.

Questo è un libro che racconta storie di donne, di maschi alfa e di cani o meglio, di un cane chiamato Diablo. Un micro cane di razza Zwergpinscher, che si crede però un Rottweiler per cui si comporta di conseguenza.

Le voci narranti sono due e mezza: Luana Esposito, giovane ispettrice arrivata da Napoli fresca di nomina; Erminia Mangiagalli, insegnate di lettere oltre che grande appassionata di scrittura che racconta di sé e della sua fedele amica Anna Laura Bottacchi e lui, Diablo!

Proprio seguendo il filo dei loro pensieri e discorsi, attraverso i loro occhi e le loro voci verremo coinvolti e accompagnati nell’intera vicenda.

Mettetevi comodi perché la storia sarà lunga anche se le pagine in realtà non sono moltissime e, tutte le volte che cercheremo di venirne a capo, prenderemo una cantonata pazzesca, ammesso che le cose siano veramente come sembrano.

Il delitto avviene pochi giorni prima del Natale: ma perché Amilcare Borgomastro, uno stimato direttore di banca, sposato con figli, tanto apprezzato da tutti (almeno apparentemente) è stato ucciso? Ma soprattutto, come può essere che questo fatto delittuoso sia accaduto proprio in un grandissimo negozio, a ridosso del Natale, senza essere stato notato da nessuno nonostante la calca prefestiva?

Attorno a questo accadimento ruoterà l’intera vicenda dei diversi personaggi coinvolti a vario titolo, ma non aspettatevi il classico giallo inglese. Un’indagine ci sarà, ma non sarà quella il vero catalizzatore del libro.

Invece l’amicizia profonda che unisce Erminia e Anna Laura sin da bambine, tanto da indurle a continuare ad abitare nello stesso palazzo anche in età adulta per non perdersi di vista, avrà un impatto importante in questa storia.

Scopriremo molto delle due amiche: la prima riflessiva, metodica, con un marito e un figlio, e insicura. La seconda dominante, dal carattere forte, indipendente e con una certa abilità manipolativa nei confronti delle persone, compresa la sua amica.

L’indagine, comunque, entrerà nel vivo; non negli ambienti che ci aspetteremmo, bensì nel salotto di casa di Erminia Mangiagalli, la quale inizia a porsi e a porre delle domande a colei che ritiene colpevole. Sarà un continuo giocare al gatto col topo, con battute implicite ed esplicite fa le due donne che, fra un ricordo della loro infanzia, un caffè e qualche trasmissione di cronaca alla tv, con tanto di modellino dei fatti accaduti, ipotizzeranno l’impossibile o forse il possibile…

Chi lo sa…

La struttura della storia è composta da capitoli che non sono messi propriamente in ordine cronologico: leggendo farete passettini o passettoni indietro (da qualche giorno a trent’anni), ma l’autrice è stata così abile nel mescolare presente e passato che in realtà la lettura non risulterà complicata.

In poche parole questo libro si farà leggere tutto d’un fiato e sarà impossibile non sorridere anche davanti alle tragedie narrate.

Tanti personaggi ruoteranno attorno ai vari protagonisti, ma saranno introdotti nella storia con abilità definendone una caratteristica fisica o emotiva particolare, rendendoli necessari anche se la loro sarà solo una comparsata, e non provocheranno confusione nel lettore.

Di questo libro giallo ho apprezzato in particolare lo stile narrativo. Leggendolo, ho avuto spesso l’impressione di avere di fronte qualcuno che mi stava raccontando una storia, insomma come se ci fosse qualcun’altro che mi stesse leggendo il libro dall’altra parte, dentro il libro.

Per chi ha amato il commissario Berganza nato dalla penna di Alice Basso, il perfido Loperfido (come viene soprannominato dai suoi sottoposti per il carattere) non passerà inosservato. Nonostante il suo aspetto trasandato, il fatto che sia un po’ “passatello” (come lo definisce l’amica napoletana di Luana) per l’età e, pur essendo sempre circondato da un nuvolone nero di “incazzatura perenne” che lo accompagna, sarà impossibile non affezionarsi a lui e ovviamente all’ispettrice Esposito.

Dio ha concesso la parola ad alcuni cani per mettere in difficoltà alcuni uomini.

Ovviamente non possiamo dimenticarci di Diablo, che proprio per il carattere irritante, schietto e diretto simile a quello del suo padrone, rimane l’unico in grado di avere il controllo totale sul povero Loperfido, almeno fino a un certo momento. Ma questa è un’altra storia.

La freschezza e la semplicità di questo racconto, secondo me, non vi deluderanno.

Buona lettura!

 

 

 

Giovanna Zucca


Infermiera prima a Torino e poi a Treviso, dove risiede, nel 2009 si laurea in Filosofia e teoria delle scienze all’Università Ca’ Foscari di Venezia con la tesi di Etica narrata Tutti da Vespa. Uno scherzo filosofico. La tesi diventerà nel 2012 un libro pubblicato da Fazi Editore, Guarda c’è Platone in tv. Come i filosofi antichi ci insegnano a vivere il presente. L’esordio avviene però con un’altra opera, il romanzo Mani calde (Fazi Editore, 2011), che si aggiudica nel 2012 il premio Rhegium Julii – Selezione Opera Prima. Nel 2013, sempre con Fazi Editore, pubblica il romanzo Una carrozza per Winchester. L’ultimo amore di Jane Austen, che ottiene la menzione speciale al Premio Serono Merck.