Dopo le fiamme




Recensione di Sara Pisaneschi


Autore: Fernando Aramburu

Traduzione: Elisa Tramontin

Casa Editrice: Guanda

Genere: Narrativa

Pagine: 251

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Dopo “Patria”, ma ancora dentro “Patria”, il nuovo libro di un autore che è il grande caso editoriale di questi anni.Sono le vittime, i caduti di una guerra strisciante che ha segnato la vita dei Paesi Baschi fin nelle pieghe più intime della quotidianità, i protagonisti delle storie di Fernando Aramburu, storie che colpiscono e commuovono per la verità del narrare e per la «normalità» delle situazioni che ritraggono. La molteplicità e l’originalità delle voci, la varietà dei personaggi e delle loro esperienze compongono, come in un romanzo corale, un quadro indimenticabile. Una ragazza che dopo sei mesi esce dall’ospedale invalida, vittima casuale di una bomba piazzata davanti a una banca, e il dolore silenzioso e impotente di suo padre; una donna che cerca in tutti i modi di resistere alle pressioni della comunità che vorrebbe espellerla, perché le hanno assassinato il marito e la sua presenza è diventata per tutti motivo di disagio; un vecchio accusato di collaborazionismo che vive in una condizione di insopportabile angoscia; la visita di una madre al figlio detenuto in un carcere di massima sicurezza, e la loro difficoltà di capirsi fino in fondo. Con grande empatia per questa umanità dolente, la penna magistrale di Fernando Aramburu ci consegna un libro indispensabile, immergendoci pienamente nell’universo del suo romanzo “Patria”.

 

 

Recensione

“La sua pena era di altro genere. Era, come potrei spiegarlo… un misto di sconforto e compassione nel vedere che esistono persone convinte che, per creare la patria dei loro sogni, si deve necessariamente causare dolore al prossimo. Persone con il sangue avvelenato dall’odio, che magari vivevano a meno di due isolati da lì e che in casa si prendevano cura di un cardellino con lo stesso amore che si riserva a un figlio.”

È sicuramente un libro doloroso. Nella frase c’è tutto il cuore di questa raccolta di racconti, e dello stesso autore. A volte ci stupiamo della cattiveria, di quanto l’odio possa arrivare lontano, di quanto dolore un singolo gesto possa provocare.

In nome di cosa, poi?

Odio che da origine a nuovo odio, e poi ad altro ancora, senza fine. Dieci racconti che si fondano insieme quasi a formare un romanzo corale. Storie di uomini e donne accomunati dalla perdita, dall’abbandono, dalla paura, dalla persecuzione o dalla stupidità.

Non è possibile essere se stessi, in certi contesti. La libertà è negata.

Perché quando ti dicono di scappare per non morire, quando ti umiliano in ogni modo possibile, quando vedi portare in trionfo l’assassino di tuo figlio, quando una bomba incendiaria ti lascia menomato per sempre… allora è quello il momento in cui perdi fede nella speranza e il futuro si fa incerto e pericoloso. Lottare o morire. Lottare e morire.

Mi piace molto la scrittura di Aramburu. È commovente, è forte e precisa. È vera. Avevo amato il suo “Patria “ e allo stesso modo ho amato questo libro che affronta le stesse tematiche, che ci offre le stesse verità. I personaggi sono reali.

Li vivi, li respiri, abiti per un attimo il loro stesso dolore chiedendoti cosa faresti tu al loro posto, come ti comporteresti in certe situazioni, e tirando un sospiro di sollievo per avere la fortuna di non doverlo fare. L’inserimento di parole colloquiali e dialettiche danno forza al racconto senza appesantirlo.

L’amore è in grado di vincere su tutto? Non sempre, purtroppo.

 

 

 

Fernando Aramburu


Fernando Aramburu, nato a San Sebastián nel 1959, ha studiato Filologia ispanica all’Università di Saragozza e negli anni Novanta si è trasferito in Germania per insegnare spagnolo. Dal 2009 ha abbandonato la docenza per dedicarsi alla scrittura e alle collaborazioni giornalistiche. Ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti, che sono stati tradotti in diverse lingue e hanno ottenuto numerosi riconoscimenti. Patria (Guanda, 2017), uscito in Spagna nel settembre 2016, ha avuto un successo eccezionale e un vastissimo consenso, conquistando – fra gli altri – il Premio de la Crítica 2017. In Italia ha pubblicato Vita di un pidocchio chiamato Mattia (Salani, 2008), I pesci dell’amarezza (La Nuova Frontiera, 2007), Il trombettista dell’utopia.

 

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