Intervista a Alfredo De Giovanni




A tu per tu con l’autore

 

 

La cappella Sansevero nel libro è descritta in un modo tale che al lettore sembra di essere lì mentre ci sono i personaggi che indagano attorno al cadavere. La perfetta descrizione è frutto di un grande studio della suddetta cappella e del suo interesse per la suddetta? Come mai le ha suscitato tutta questa attenzione?

La Cappella Sansevero entra nel romanzo per un incontro fortuito col bellissimo saggio storico Madre di Pietà di Beatrice Cecaro (Alos, 2010) che invito tutti a leggere per comprendere la nascita di questo luogo unico del patrimonio artistico italiano. In quel saggio si chiarisce, una volta per tutte, che la Pietatella, come viene comunemente chiamata dai napoletani, è legata all’efferato omicidio del 17 ottobre 1590 di Fabrizio Carafa Duca d’Andria e della sua amante Maria d’Avalos da parte del marito di lei, Carlo Gesualdo da Venosa. È la madre di Fabrizio, Adriana Carafa a convincere il suo secondo marito, Giovan Francesco di Sangro primoPrincipe di Sansevero, a gettare la prima pietra di una Cappella a ringraziamento dellaVergine Maria per aver indotto il figlio Fabrizio al pentimento in punto di morte. La Pietatellanasce, quindi, come ex voto e verrà arricchita nel corso degli anni dagli eredi di Adriana Carafa, finché il VII Principe di Sansevero, Raimondo di Sangro, non la trasformerà nello scrigno di opere d’arte immortali che ammiriamo oggi. Adriana Carafa si è rivelata l’anello di congiunzione tra il mio primo romanzo Otto. L’abisso di Castel del Monte (Gelsorosso, 2018), in cui compariva indirettamente in qualità di proprietaria del mitico castello federiciano, e questo libro dovè accompagnata ancora una volta dalla figura dello scienziato napoletano Gian Battista della Porta, mai celebrato come si dovrebbe. Alla fine, le descrizioni della Cappella sono frutto di un attento lavoro di ricerca, come riportato nella bibliografia a margine del romanzo, dove i testi e i siti consultati spaziano da quelli di storia dell’arte, a quelli di storia locale, senza tralasciare i volumi che hanno provato a indentificare i livelli simbolici della Cappella Sansevero che riguardano significati cristiani, massonici ed alchemici.

 

 

In Carafa. Il sigillo del Cristo Velato, ci sono riferimenti all’occulto, ai massoni, a vari posti dove si possono trovare richiami esoterici, all’alchimia e alla ricerca dell’immortalità. Da dove deriva l’interesse nei confronti di gruppi massonici e delle loro ricerche nella storia?

Il mio è un interesse antropologico, nel senso che sin da quando ho cominciato a studiare la Massoneria, circa 20 anni fa, durante la scrittura di Otto. L’abisso di Castel del Monte mi sono incuriosito della straordinaria ricerca umana e iniziatica che i massoni, sin dalle origini, profondono per raggiungere la Verità, per “sgrezzare” la loro Pietra, la loro esistenzapersonale e raggiungere l’equilibrio. In realtà, è un percorso che ognuno di noi dovrebbe fare nel corso della vita seguendo il precetto di Socrate del gnōthi seautón “conosci te stesso”. All’interesse antropologico si affianca, poi, quello da narratore volendo raccontare le implicazioni che la Massoneria ha avuto nel corso dei secoli nella vita sociale, politica e culturale dell’occidente.

 

 

 

 

Molti definirebbero il suo romanzo un thriller storico anche se è un giallo con base storica. Lei definirebbe il suo romanzo un thriller storico, ormai una moda, non le sembra una forzatura o un’ovvietà associare il thriller alla storia tra i vari omicidi, avvelenamenti e molto altro, che si son susseguiti nei secoli?

Se proprio vogliamo classificarlo, Carafa è più un giallo storico, nel senso che ci sono dei crimini iniziali, in questo caso la sparizione della statua del Cristo Velato dalla Cappella Sansevero e tre omicidi nel centro storico di Napoli, c’è un commissario della Squadra Mobile e i due protagonisti Paolo Manfrè e Sandra Bianco, consulenti del SISDE, che devono risolvere il caso. In realtà, il genere thriller, come noto, è un genere vasto e ancora in evoluzione, in quanto contaminato e contaminante altri generi. Nel romanzo ci sono momenti di azione, di suspense e di sorpresa, oltre a una complessità di personaggi che potrebbero farlo rientrare anche nel genere thriller. Alla fine, è solo la bizzarra necessità, tutta umana, di voler classificare ogni argomento perché, in fondo, si tratta sempre di narrativa, di raccontare storie e Carafa. Il sigillo del Cristo Velato è, semplicemente, un romanzo.

 

 

Don Carlo Gesualdo è un bravo compositore che dedicava molto tempo alla sua musica com’è richiesto dalla sua arte. Visto che anche lei ha composto musica si impersonifica in Don Carlo? Qual è il suo personaggio preferito e perché?

Carlo Gesualdo da Venosa è uno dei più grandi madrigalisti di tutti i tempi, assieme al Monteverdi, oltre ad essere uno dei musicisti italiani più noti del Rinascimento. Studiato e osannato da molti compositori, come Igor Stravinskij nel Novecento, è stato il personaggio più complesso da raccontare. Le quattro pagine dedicate a lui mi hanno occupato quasi tre mesi di lavoro. Carlo Gesualdo viene descritto mentre sta componendo il madrigale “Se taccio il duol s’avanza” di Torquato Tasso, mentre suona la chitarra spagnola con i suoi cinque ordini doppi di corde. Mi sono immerso nell’ascolto della sua musica, ho letto i principali saggi storici su di lui, provando a immedesimarmi nel suo tormento. Sono pagine a cui sono molto legato, in cui ogni termine, virgola, sospiro è stato meditato e voluto. Da compositore di musica “leggera” ho avvertito le sue ansie e la sua passione. Il personaggio storico preferito nel romanzo, però, non è lui. Sono affezionato a Gian Battista della Porta e, per quanto riguarda la parte moderna del romanzo, al geologo Paolo Manfrè del SISDE.

 

 

Per scrivere in modo tale da attirare la curiosità del lettore, ha letto molti libri, soprattutto per scrivere Carafa. Il sigillo del Cristo Velato? Quale genere letterario predilige?

I libri letti sono stati molti e sono tutti elencati nella Bibliografia, in particolare i numerosi saggi scritti sull’omicidio di Fabrizio Carafa e Maria d’Avalos, sulla nobiltà del Regno di Napoli e quelli su Raimondo di Sangro Principe di Sansevero. In genere, prediligo i saggi scientifici e i thriller storici.

 

 

Domanda di rito per Thrillernord: ha mai letto thriller nordici? Se li ha letti ha un autore preferito?

Uno dei romanzi a cui sono più affezionato e che ha ispirato alcune tematiche trattate nei miei libri è proprio un thriller nordico: Il senso di Smilla per la neve di Peter Høeg del 1992. Letto più o meno a vent’anni mi colpì molto condizionando il mio immaginario, così come i thriller di Steig Larrson e la sua indimenticata trilogia Millenium.

Alfredo De Giovanni

 


A cura di Marianna Di Felice


 

 

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