Intervista a PAOLO ROVERSI




A tu per tu con l’autore

 

 

1) Ciao Paolo, benvenuto su Thrillernord e grazie per questa intervista. Ci racconti com’è nato Cartoline dalla fine del mondo?

Cartoline dalla fine del mondo nasce dal desiderio di far tornare Radeschi dopo tanti anni, desiderio in realtà già in parte realizzato con la Confraternita delle ossa, il prequel della saga: dopo aver presentato il giovane giornalista e le sue prime esperienze come hacker, sono voluto tornare al giorno d’oggi, per raccontare che fine avesse fatto Enrico dopo l’ultima indagine.

 

 

2) Un cronista come Enrico Radeschi ha le su fonti: le forze dell’ordine, gli informatori (anche al limite della legalità!)… Quali sono invece le fonti di uno scrittore di thriller?

Sostanzialmente due, la vita – quello che ti capita e le persone che incontri – e la cronaca nera. Tutti i miei romanzi partono da spunti e casi reali: l’idea per Cartoline dalla fine del mondo, per esempio, è nata una sera in piazza del Duomo, quando ho notato le finestre del museo del Novecento illuminate per un party; nei giorni successivi sono entrato per vedere il quadro Il quarto stato di Pellizza da Volpedo. Ho immaginato Radeschi muoversi in quell’ambiente, a un delitto in quelle stanze così belle e piene di luce…

 

 

3) Radeschi-Roversi: quanto c’è di te nel tuo protagonista e viceversa?

Quando ho creato Enrico Radeschi, prima del 2006, avevamo dei tratti un comune, come la Vespa gialla del 1974, il giornalismo e la passione per il computer. Da lì il personaggio si è evoluto, è diventato molto diverso da me, perché ogni personaggio, a un certo punto, non appartiene più all’autore, ma ai lettori!

 

 

4) Milano non è semplicemente uno scenario, ma è una presenza viva, dettagliata nelle sue sfaccettature, con i suoi quartieri e i suoi locali: quanto influisce il luogo in cui si vive sulla scrittura e quanto è importante l’ambientazione per i lettori?

L’ambientazione è fondamentale: perché una storia sia credibile deve essere immersa in qualcosa di reale. Tutti i locali, i luoghi di cui si parla in Cartoline dalla fine del mondo sono esistenti, così il lettore può conoscerli, andare a cercarli e calarsi nella storia.

 

 

5) In Cartoline dalla fine del mondo troviamo un Radeschi in fuga, in perenne allerta, fortemente segnato dal caso precedente… L’incontro con Mamba Nero è un brusco e inevitabile ritorno alla realtà milanese?

Radeschi torna dopo otto anni e trova una città molto diversa, con nuove linee della metro, l’Expo… Milano è una città dinamica ed Enrico la ama, si sente. Mamba Nero è un avversario stimolante, è qualcosa di forte, che lo incuriosisce e lo stuzzica abbastanza da fargli mollare tutto e tornare nel capoluogo lombardo.

 

 

6) Mamba Nero è un hacker esperto, un black hat: un degno e pericoloso avversario o il gemello oscuro di Radeschi?

Forse entrambe le cose: ogni hacker è attratto dal lato oscuro e poi cerca di uscirne… come Luke Skywalker!

 

 

7) Nel tuo romanzo si parla di nanotecnologia, di droni, di bitcoin… Il mondo high tech ha cambiato la letteratura thriller?

Ha cambiato il mondo, non solo la letteratura! Non si può non tenerne conto e scrivere gialli come cinquant’anni fa, chiusi tra quattro mura, le tecniche di indagine e il modo di raccontarle sono cambiati. Alcuni gialli rischiano di diventare irreali, poco credibili, se ci sono troppe ingenuità… Ora il lettore è spesso anche uno spettatore di serie crime, quindi è molto attento ed esigente. Se vuoi scrivere un buon thriller devi confrontarti con il mondo e i lettori di oggi.

 

 

 8) Milano, la Bassa e il mondo nordico, in cui sono ambientate tante storie nere: scenari affini o del tutto differenti? Hai un autore nordico preferito?

Jo Nesbø è lo scrittore che mi piace di più perché… è il meno nordico!
Di certo Milano e la Bassa sono molto legate tra loro, invece non trovo affinità con il mondo nordico, che è più cupo. Secondo me nei thriller scandinavi mancano tutti quegli elementi di colore, le digressioni sul cibo, della spensieratezza… Insomma, Radeschi quando ha fame cucina! I miei libri intrattengono, certo, contengono anche elementi oscuri e tragici, ma cercano di non essere mai troppo pesanti, la cupezza nordica non mi appartiene.

 

 

9) Radeschi “si disconnette” dal mondo nel 2009 e ritorna a Milano nel 2017: dove te lo immagini tra dieci anni?

Probabilmente Enrico tornerà sempre a Milano, non l’abbandonerà mai (come non abbandonerà mai la Bassa), ma non in pianta stabile, farà altri viaggi… Magari ancora in compagnia del Danese!

 

 

10) Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Il 18 gennaio, oltre a Cartoline dalla fine del mondo, è uscito anche Blue Tango, il primo romanzo della serie, ripubblicato in una nuova veste; presto arriverà in una nuova edizione anche La mano sinistra del diavolo… E poi Radeschi tornerà ancora il prossimo anno con una nuova avventura, ho un contratto editoriale già firmato!

 

 

 11) Un saluto agli amici di Thrillernord?

Certo! Saluto tutti voi e spero che Radeschi prima o poi possa arrivare con il suo Giallone anche a Helsinki… magari in un’estate molto calda!
Paolo Roversi

 

A cura di Francesca Mogavero

 

Paolo Roversi su Thrillernord 

Paolo Roversi. Scrittore, giornalista e sceneggiatore, vive a Milano. Si è laureato in Storia contemporanea all’Università Sophia Antipolis di Nizza (Francia). Collabora con il Corriere della Sera. I suoi libri sono tradotti in Spagna, Germania, Francia e Stati Uniti.

A cura di Francesca Mogavero

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