La maledizione del numero 55




Recensione di Stefania Ceteroni


Autore: Massimo Tedeschi

Editore: La nave di Teseo

Genere: giallo

Pagine: 121

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. Salò, marzo 1938. L’apparente calma del lago di Garda è messa a soqquadro dalla frenetica preparazione della Mille Miglia, la mitica corsa automobilistica che collega Brescia e Roma, diventata una vetrina decisiva per il regime fascista. Il commissario Italo Sartori ha appena litigato con la sua amante, la ricca, audace vedova Anna Arquati, che vive sull’altra sponda del golfo di Salò: la donna vuole partecipare alla Mille Miglia con la sua auto, ma il commissario Sartori, abruzzese di nascita trapiantato sul Garda come il sommo vate D’Annunzio, non è d’accordo. Una scia di morti sospette sconvolge la vigilia della corsa: la squadra francese della Delahaye è vittima di un incidente, mentre prova la sua vettura lanciata a tutta velocità lungo la Gardesana; pochi giorni dopo un oscuro destino attende Luigina Stroppa detta Nefertari, una veggente locale che aveva predetto sciagure durante la Mille Miglia. Il commissario Sartori si trova così con due misteri da risolvere, tra le pressioni dell’Ovra, l’odiosa polizia segreta fascista, le ingerenze di questori proni al potere, i depistaggi, le delazioni e il languore crescente dovuto alla distanza della sua amante. Massimo Tedeschi costruisce un’indagine perfetta per un investigatore fuori dagli schemi, un personaggio indimenticabile che arricchisce il giallo italiano di un nuovo protagonista.

 

Recensione

Può una cartomante predire davvero il futuro? Se prevede una maledizione, c’è da avere realmente paura? O è solo suggestione quella che si crea attorno ad una figura del genere?

Un enigma, questo, con il quale si trova a fare i conti il commissario Sartori, alle prese con quella che sembra essere una morte annunciata. Perché Nefertari, la veggente del posto, aveva letto disgrazia nel futuro della scuderia francese Delahaye, iscritta alla Mille Miglia. Lei lo aveva detto che al numero gemello (la macchina di punta della Delahaye è la numero 55) era collegata una sorte nefasta. Un modo per influenzare i piloti e falsare la gara? Ma per quale motivo? O la veggente prevede davvero il futuro?

Sarà una coincidenza, ma una disgrazia c’è davvero prima del via. Un incidente: così viene bollato l’episodio che costa la vita, alla vigilia della corsa, a due uomini della scuderia francese. Un incidente al quale segue, a stretto giro, la morte di quella veggente che qualche cosa di brutto aveva previsto. Due episodi collegati?

Sartori si trova per le mani due casi rispetto ai quali vuole vederci chiaro: in un periodo storico in cui attorno alla Mille Miglia si intrecciano sottili giochi politici, dove scende in campo una scuderia straniera che si vede minacciata da vicino, che non è amata ma va protetta, con una donna che non si esime dal leggere il bene e il male senza filtri collezionando tanti potenziali nemici, il commissario abruzzese cerca di mettere insieme tante piccole tessere che possano comporre – almeno è quello che si augura – un grande puzzle capace di fornire risposte.

Ad offuscare la mente del commissario non sono solo i tentativi di depistaggio e le ingerenze dai piani alti – rispetto ai quali cerca abilmente di glissare – ma anche questioni di cuore. Perché Sartori è innamorato e proprio per via della Mille Miglia si trova ai ferri corti con la donna che gli ha toccato le corde del cuore e che quella corsa vorrebbe affrontare senza paura.

Per riuscire ad affrontare in modo equilibrato tutte queste situazioni, il commissario mette in campo il suo acume cercando di comprendere (e descrivere) prima di tutto le persone, dal punto di vista umano, per arrivare poi ad eventuali responsabilità. Analizza i fatti, è vero, ma ha davanti persone: l’autore è abile nell’attribuire al protagonista la capacità di mettere al primo posto le persone in quanto tali e non come meri testimoni o potenziali colpevoli.

Con uno stile narrativo che permette al lettore di tuffarsi in un’epoca lontana in modo estremamente credibile, l’autore riesce ad incuriosire e a tenere alta l’attenzione passo dopo passo. Perché se è vero che all’inizio sembra la sua storia personale ad avere il monopolio sul resto, ben presto le cose cambiano e Sartori riesce a lasciare i suoi sentimenti fuori dal suo lavoro.

Ho molto apprezzato le capacità descrittive dell’autore. Fa notare dettagli che altrimenti potrebbero restare indifferenti al lettore, come nel caso del rumore della molla della porta che disturba il direttore di corse, che non amava i rumori. E’ un aspetto, la narrazione molto attenta ai dettagli, che ho apprezzato.

 

 

 

Massimo Tedeschi


Massimo Tedeschi, giornalista professionista, come caporedattore del “Corriere della Sera” ha fondato e diretto il dorso bresciano del quotidiano di via Solferino. Ha collaborato con diverse testate nazionali e locali, è autore di libri di storia politica, economica, sociale e culturale. Nel 2016 ha creato la figura del commissario Sartori cui ha dedicato “Carta Rossa” (2016), “L’ultimo record” (2017) e “Villa romana con delitto” (2018).

 

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