Lo sguardo di Odo






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(recensione di Sara Tarallo)


Autore: Yann Martel

Traduzione: Stefano Tettamanti e Isabella Ragazzi

Editore: Frassinelli

Genere: narrativa

Pagine: 288

Anno pubblicazione: 2017

 

Lisbona, 1904. Tomás, assistente curatore al Museo Nazionale di Arte Antica, s’imbatte nel diario di Padre Ulisses Manuel Rosário Pinto: dopo averne letto il contenuto, lo ruba dal museo e decide di recuperare il crocefisso costruito dal missionario, custodito non si sa con certezza in quale villaggio delle Alte Montagne del Portogallo.

Bragança, capodanno 1939. Il patologo Eusebio Lozora, rimasto in ufficio per smaltire del lavoro arretrato, viene interrotto dall’arrivo di Maria Dores Passos Castro, un’anziana di Tuizelo. Il dottor Lozora trascorre così la notte del primo giorno dell’anno effettuando l’autopsia del marito della señora Castro.

Anni ’80. Il senatore canadese Peter Tovy, rimasto vedovo, adotta lo scimpanzé Odo e decide di trasferirsi in Portogallo, sulle Alte Montagne, da dove venivano i suoi genitori. Il ritorno alle origini, in compagnia di Odo, incastrerà gli eventi di ottant’anni di storia.

Dopo Vita di Pi, Yann Martel torna a emozionare, con una storia a episodi. Il tema portante di tutte e tre le storie è il lutto: Tomás, Eusebio, Peter sono tutti tormentati dal bisogno di trovare una ragione al loro esser sopravvissuti alle persone amate.
Non a caso l’altro elemento ricorrente è la religione cattolica, messa in discussione, rivisitata, riscoperta nelle tre storie.

I personaggi sono ben caratterizzati pur incarnando, di volta in volta, dei determinati tipi, senza però scivolare nella banale ripetizione o, visto il tema reincarnazione, dello stesso personaggio: lo zio Martim, la señora Melo, Ben, sono tutti voci critiche, della ragione, che sottolineano le situazioni “folli” in cui si gettano rispettivamente Tomás, Eusebio, Peter.
A cucire tutte queste esistenze è lo scimpanzé Odo, figura misteriosa e più simile agli umani narrati di quanto il suo aspetto potrebbe far pensare.

Sullo sfondo delle vicende narrate, c’è il Portogallo meno conosciuto, quello lontano dalle grandi città, che rimane in fin dei conti sempre uguale, nonostante il trascorrere del tempo: profondamente cattolico.

Lo stile di Martel è elegante; il ritmo un po’ lento nella prima parte, dove si dilunga forse un po’ troppo sui dettagli automobilistici, che tuttavia sono funzionali all’ambientazione primo Novecento e alla storia di Tomás.

Il resto del libro è molto più scorrevole e Martel si conferma un mago della narrativa contemporanea.

 

 

Yann Martel

Figlio di diplomatici canadesi, è nato in Spagna nel 1963. Ha vissuto in Costa Rica, Francia, Messico, Alaska e Canada, dove si è fermato. Uscito per la prima volta nel 2001, Vita di Pi è stato uno dei più importanti e sorprendenti casi letterari mondiali degli ultimi anni.
Pubblicato in oltre trenta Paesi, vincitore del prestigioso Man Booker Prize 2002, dall’Inghilterra all’India, dal Canada agli Stati Uniti, ha scalato le classifiche di vendita, conquistando milioni di lettori.
Con gli anni si è affermato nel mondo come uno dei più apprezzati classici moderni e dal romanzo è stato tratto un film 3D, prodotto dalla 20th Century Fox e diretto dal pluripremiato regista Ang Lee.
Per Piemme, Martel ha pubblicato anche Self e Beatrice e Virgilio.

   

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