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(recensione di Clementina Di Branco)


 

Autore: Anders de la Motte

Editore: Mondadori

Traduzione : Andrea Stringhetti

Pagine: 388

Genere: Thriller

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

David Sarac è un reclutatore, il migliore della sua unità investigativa. Il suo informatore, Janus, ha permesso alla squadra di David d’intercettare e bloccare numerosi “affari” dei gruppi criminali che gestiscono il traffico illecito di Stoccolma. Politici, boss, poliziotti, tutti, ognuno per una propria ragione, vogliono scoprire la vera identità di Janus. L’unico che può portarli da lui è ovviamente David, ma questi il 23 novembre è vittima di un terribile incidente al quale sopravvive, ma senza più essere se stesso. Vittima di un’amnesia, David non è più in grado di orientarsi nella fitta rete di alleanze da lui stesso ordita. Tuttavia sa che deve “proteggere il segreto” secondo la promessa fatta a Janus e per questo è letteralmente vitale per David ricordare cosa e come lui stesso ha gestito un’operazione di cui, dal buio della sua mente, riesce solo a percepire i contorni. Inizia per David una lunga fuga che sarà allo stesso tempo un ritorno all’uomo che era. E Janus veglia su tutto e tutti perché il segreto non sia messo in pericolo.

Chi è Janus ?

È questa la domanda che muove tutti i personaggi di questo romanzo, numerosi e per nulla marginali, anzi indispensabili perché David Sarac possa ritrovare la sua memoria.

David, uomo, ma soprattutto poliziotto, ha perso la sua identità e capisce da subito che per potersi “ritrovare” ha bisogno di Janus. Ancora una volta, chi è Janus? Un’ombra che lo segue, il suo doppio o altro ancora. Come lettori, intuiamo subito che nel romanzo nessuno è come sembra e che per ogni personaggio le identità possono essere duplici, a volte multiple. Del resto, anche noi, insieme a David, siamo completamente all’oscuro di ciò che è accaduto prima dell’incidente e insieme a lui proviamo a fare luce raccogliendo pezzi di conversazioni e ricordi, senza però alcuna idea di dove sia la verità. Il confronto con i numerosi personaggi diventa quindi necessario e indispensabile.

Ovviamente ognuno di loro ha la propria verità, ognuno il proprio carattere; sono ambiziosi come Jasper Sterner che improvvisamente vede messa in pericolo la sua posizione politica, sono astuti come il commissario Dreyer, sinceramente preoccupati come i colleghi Molnar e Josef oppure spietati come i tanti sicari che affollano questo thriller. Tutti vogliono Janus e tutti lo temono.

Per tutti è una questione di equilibrio tra vendetta e paura – non a caso molti sono i richiami alla “fune sospesa”, all’arte dei funamboli e alla necessità di mantenere l’equilibrio, qualunque cosa accada, dice il vecchio Conte von Katwoz, mentore e maestro di tutti i reclutatori.

Man mano che le ricerche di David avanzano, questi, oltre ad alcune verità non sempre piacevoli, scopre quanto questa abilità fosse importante per l’uomo che era. Se nel suo stato di confusione, David percepisce fortissima la paura del vuoto, parallelamente a lui, un altro personaggio è mosso dalla vendetta. Si tratta di Atif Kassab, giunto a Stoccarda per il funerale del fratello ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia. Anche qui, Janus sembra essere responsabile. I percorsi dei due finiranno inevitabilmente per incrociarsi in un finale assolutamente caleidoscopico.

Per l’ultima volta : chi è Janus?

Janus è il dio dalle due facce, in grado di scatenare battaglie terribili e di farle finire con la stessa facilità. Janus è il doppiogiochista se vogliamo. Janus è il personaggio che non c’è. Il grande assente che però muove le fila della storia.

Il thriller si consuma in una Stoccolma invernale. Fa freddo, c’è la neve ad attutire i suoni della vita, ma i colpi di arma da fuoco, quelli, fanno comunque rumore in un mondo dove non c’è onore.

 

Anders de la Motte su thrillernord