Omicidio alla statale




Recensione di Enrico Fasano


Autore: Luigi Vergallo

Editore: Todaro Editore

Genere: Thriller/Mistero

Pagine: 170

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

Sinossi. La professoressa Eleonora Mais viene uccisa nel suo ufficio all’Università Statale di Milano. Da subito si conosce il colpevole, ma non il movente. A questo quesito il lettore troverà risposta leggendo il resoconto, in prima persona, di El Tiburon (Lo Squalo), protagonista di questo noir metropolitano ambientato prevalentemente nel capoluogo lombardo. El Tiburón, nato e cresciuto a Barcellona, trascorre l’infanzia circondato dall’affetto delle sue due madri adottive e del suo amico Primo, un misterioso italiano giunto in Spagna negli ultimi anni del franchismo, che gli insegna la lingua e la cultura italiane, ma soprattutto gli insegna a rubare, a nascondersi, a usare le armi e le arti marziali. Il giorno del diciottesimo compleanno il ragazzo scopre alcune delle verità sul suo passato, che fino a quel momento gli erano state taciute. Scopre inoltre che Primo lo ha iscritto all’Università, e più esattamente a un corso di laurea in Storia alla Statale di Milano, in Italia. Da quel momento la vita del ragazzo è stravolta. A Milano prende contatto con alcuni vecchi amici di Primo e trova un lavoro (illegale) nel cuore del Ticinese – l’antico quartiere del suo mentore – dove col tempo inizia a ricomporre e a risolvere gli antichi misteri legati ai suoi genitori. Tuttavia, il nuovo lavoro e la frequentazione dell’università lo porteranno ad affrontare situazioni pericolose.

 

 

Recensione

In Omicidio alla Statale il lettore affronta un noir veramente cupo e intenso che ha come protagonista Guillermo, la colonna portante del romanzo, da tutti soprannominato El Tiburón (Lo Squalo), nato a Barcellona, nel Barrio Chino nel 1990. È proprio da qui che inizia l’intera storia, per poi trasferirsi a Milano.

Non la Milano bene, quella della moda, della finanza e del lusso. Si viene a conoscenza del lato più oscuro e meglio nascosto della città lombarda. Di un luogo solo all’apparenza pulito; Vergallo ne descrive i tratti malavitosi che affliggono ogni quartiere. Una storia di violenza, delinquenza e razzismo, droga e dipendenza.

Il filo conduttore è un efferato omicidio che si consuma all’università Statale e di cui consociamo subito il responsabile: Guillermo. Ci si aspetta che tutto poi ruoti attorno all’indagine invece l’intero libro è un lungo ripercorrere la storia dell’assassino che porterà a capire il movente del suo terribile gesto. Dalla sua giovinezza all’età adulta si verrà a conoscenza di come la vita dello squalo sia stata disseminata di vicende tragiche e traumatiche che lo hanno profondamente segnato inducendolo a una condizione di nevrosi estrema da cui non sembra riuscire a uscire. Solo la lettura e gli studi riescono a placarla. Il passato del ragazzo è la chiave di tutto ma per poterlo conoscere e soprattutto giudicare il lettore deve lasciarsi traportare dalla storia e comprendere cosa si è lasciato alle spalle a Barcellona.

Eroe e antagonista allo stesso tempo, è impossibile non ‘affezionarsi’ a El Tiburón per la sua velocità di pensiero, per le sue scelte schiette e quasi mai giuste, per la sua grande capacità di amare, di affezionarsi e per la sua una notevole profondità d’animo, tutto l’opposto a ciò a cui fin da piccolo era stato educato. Molte sono le donne che incontra, da qualcuna si deve difendere fronteggiandola nell’unico modo che conosce, per altre passerà da essere il compagno di una notte a vero e proprio amante.

È interessante come Vergallo approfondisca il tema della donna nel suo libro, in tutte le sfaccettature possibili: dalla sfera umana a quella più intima e psicologica fino a concentrarsi sul rapporto uomo-donna come ‘maschio-femmina’, inteso nel senso generazionale di prevaricazione del primo sulla seconda, condannandone l’atteggiamento.

Ho apprezzato molto questa sottile sfumatura che rende il romanzo una denuncia e scava a fondo, più di quanto un semplice thriller sarebbe in grado di fare. Certe barriere sociali vanno infrante e nel suo piccolo l’autore qui ci è riuscito.

Con un linguaggio che bada all’immediatezza e alla sostanza, Luigi Vergallo, ci serve un giallo saporito tutto da gustare, un romanzo da vivere e da scoprire. Ci mette del suo con uno stile e un linguaggio all’altezza dei dettami del nuovo giallo all’italiana, creando suspense, tensione, interesse.

 

 

 

Luigi Vergallo


Luigi Vergallo (Lecce, 1978) è assegnista di ricerca di storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano. Si occupa di aspetti economici e sociali dell’età contemporanea e ha già pubblicato nel 2009 e nel 2011 i volumi Controriforma preventiva. Assolombarda e centrosinistra a Milano (1960-1967) e Una nuova era? “Deindustrializzazione” e nuovi assetti produttivi nel mondo (1945-2005).

A cura di Enrico Fasano

direzionekinghiana.blogspot.com



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