Solo la verità




Solo la verità (Need to know)

(Recensione di Marina Morassut)


Autore: Karen Cleveland

Traduttore: Isabella Zani

Editore: DeAPlaneta

Genere: Thriller / Spionaggio

Pagine: 333

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

SINOSSI: Vivian Miller è una brillante analista del controspionaggio CIA. Il suo compito è individuare le spie presenti sul territorio degli Stati Uniti; cellule “dormienti” in contatto costante con il Cremlino, pronte ad entrare in azione in qualsiasi momento. Vivian, però, è anche moglie e madre di quattro figli, uno dei quali affetto da seri problemi di salute. Per lei, ogni giorno è una sfida, una lotta allegra e implacabile per tenere insieme i tasselli di una vita appagante e complicata. Un pomeriggio come tanti, senza alcun preavviso, si imbatte nella scoperta destinata a polverizzare il suo mondo: la foto di Matt – marito devoto e padre insuperabile – nell’ultimo luogo in cui avrebbe immaginato di poterla trovare, il file criptato di uno spymaster incaricato di coordinare le azioni di una micro-cellula spionistica. Certa che debba trattarsi di un terribile errore, Vivian è presto costretta a ricredersi: Matt è a tutti gli effetti una spia, allevato, addestrato e “pilotato” dai Russi fin dall’infanzia per raccogliere e trasmettere informazioni sensibili. Ma c’è di peggio. Perché nulla nella storia di Vivian e della sua famiglia è come lei ha sempre creduto, a partire dal quel primo incontro tra lei e il suo amore, all’apparenza così romanticamente casuale e nei fatti architettato dal nemico fin nei più piccoli dettagli. Col cuore a pezzi e la mente in subbuglio, Vivian si ritrova a combattere per tutto ciò che ha di più caro, contro tutti e contro tutto – inclusa la propria coscienza.

 

RECENSIONE:

Titoli assolutamente azzeccati, quelli del romanzo di esordio di Karen Cleveland, sia nella versione originale che nella traduzione italiana. Need to know, perché Vivian, brillante analista della CIA per il settore Russia, una volta trovata la foto del marito tra i “dormienti” russi, deve sapere se realmente Matt è potenzialmente pericoloso per l’America. Solo la verità, perché Vivian, per poter salvare sé stessa e i suoi quattro figli, deve sapere solo la verità da suo marito Matt, una delle cellule dormienti che potrebbe essere attivata dal Cremlino in qualsiasi momento. Ma la verità che Matt è disposto a rivelare non tranquillizza Vivian, perché dalle parole del marito si inanellano tutta una serie di possibilità e di possibili bugie e verità che starà a Vivian chiarire, se vorrà salvare sia sé stessa che la propria famiglia.

In effetti, più che un thriller – anche se nell’ultima parte si cambia anche tono e registro della situazione – per la maggior parte del libro siamo in presenza di una spy-story: una storia di spionaggio che in questi ultimi anni, con il terrorismo che è sulle prime pagine ogni settimana, torna di gran moda e ha un forte impatto anche nei romanzi.

Vivian è sola: da una parte il suo Paese, che lei ha sempre tentato di servire con il suo lavoro, con tutti gli studi che dedica per poter portare il suo attivo contributo alla scoperta di agenti dormienti russi e smantellare, così, possibili cellule molto pericolose; e questo, rubando tempo prezioso alla sua famiglia e alla vita dei suo piccoli quattro figli. Dall’altra la Russia…

Interessante anche l’uso che questa autrice – reale ex-analista della CIA – fa di un romanzo di spionaggio, elevandolo al contempo a denuncia della situazione lavorativa per le “donne/mamme”, costrette a lavorare per moltissime ore, sacrificando così la propria vita familiare a favore del lavoro. Oppure preferendo la vita familiare, a discapito del proprio lavoro. Una situazione reiterata per la protagonista Vivian, che in tutto l’arco del racconto sembrerà sempre sospesa tra la necessità di lavorare per il sostentamento della famiglia, il piacere e l’impegno totalizzanti per un lavoro complicato e potenzialmente pericoloso – ma di impareggiabile soddisfazione perché si sfrutta la propria intelligenza e capacità per metterle al servizio del proprio Paese – e il desiderio innato in tutte le donne di potersi godere appieno i primissimi anni dei propri figli.

Tutta l’avventura di Vivian Miller si svolge nell’arco di circa un anno e si risolve con un finale emblematico che, se da un lato sorprende nuovamente i lettori, dall’altro potrebbe far intendere che forse l’autrice Karen Cleveland si lascia aperta la porta per una possibile prosecuzione di questo filone, utilizzando i vari personaggi che ha fatto conoscere, tra cui i colleghi stessi di Vivian, di cui ha solo accennato in questo suo romanzo. Un assaggio, quindi, di tutte le potenzialità della storia e di tutta la sua esperienza, dopo otto anni a servizio della Cia, che ora Karen Cleveland sta riversando in questa sua prima prova e riverserà nei suoi futuri lavori.

L’incipit con cui l’autrice ci introduce al suo romanzo dovrà essere tenuto bene in mente dal lettore:

“Quando ci si innamora, si comincia sempre con l’ingannare sé stessi e si finisce sempre con l’ingannare gli altri. Ciò è universalmente noto come romanticismo” (Oscar Wilde).

Al lettore, quindi, tener ben presente questa frase e cercare di capire fino alla fine se il marito di Vivian, il russo dormiente, è romantico oppure…

 

 

 

Karen Cleveland


Karen Cleveland ha lavorato otto anni come analista della CIA, gli ultimi sei nell’antiterrorismo. Ha conseguito un master presso il Trinity College di Dublino, dove ha studiato come Fulbright Scholar, e alla Harvard University. Vive nel nord della Virginia con suo marito e due bambini piccoli.

A cura di Marina Morassut

libroperamico.blogspot.it



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