Una casa a Parigi




(Recensione di Patrizia Argenziano)


Autore: S.L. Grey

Traduzione: Davide Musso

Editore: DeA Planeta

Pagine: 300

Genere: thriller

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

Nel silenzio e nel buio scorrono le pagine. Nessun rumore, a parte il mio respiro. Nessuna luce, a parte quella dei lampioni sulla strada che filtra tra le persiane. Uno scricchiolio, un rumore sordo, un cigolio, uno spostamento d’aria, è solo suggestione. Questa sera a casa siamo solo in due: io e il mio libro.

Cape Town. Mark e Steph sono una coppia come tante, una bellissima bambina, una casa di proprietà, uno stipendio per una vita senza tanti lussi ma comunque dignitosa e qualche incidente di percorso. Sì, perché è normale avere dei periodi di ansia e nervosismo, soprattutto dopo aver subito una rapina in casa propria, quella casa che dovrebbe dare calore e protezione. La coppia, per lasciarsi alle spalle questa brutta e dolorosa esperienza, non avendo grandi disponibilità economiche, approfitta di un’idea emersa durante una cena in compagnia: uno scambio di casa per un periodo di vacanza.

È questione di ore, Mark e Steph si ritrovano in volo verso Parigi, la piccola Hayden a casa con i nonni e loro pronti per quella luna di miele che non hanno mai avuto occasione di fare. Cuore e mente cercano di rimpiazzare così le immagini del giorno della rapina, sostituendole con quelle di Parigi, degli Champs- Élysées, di piccoli bistrot, di croissant e musei.

Un lampo di gioia ed eccitazione sembra, finalmente, infilarsi nella loro vita.

Un lampo, solo un lampo e niente più perché la bellezza di Parigi non riesce ad arginare la delusione nei confronti dell’appartamento che i Petit, la coppia con cui hanno fatto lo scambio, hanno lasciato libero per loro: un vero tugurio, in uno stabile fatiscente e desolante, con un’unica strana e inquietante inquilina. A peggiorare la situazione, il dato di fatto che i suddetti Petit sembrano essere scomparsi o, per lo meno, mai arrivati a Cape Town.

Quello che doveva essere un romantico viaggio si rivela un vero disastro. L’appartamento, l’atmosfera, gli strani accadimenti e un perenne senso di angoscia sono i protagonisti di giorni da dimenticare.

Je suis désolée.”

L’unica via d’uscita rimane, paradossalmente, il rientro a casa. Ma ne siamo così sicuri?

Due le voci narranti, quelle di Mark e Steph, i due, fisicamente parlando, protagonisti.

Mark, insegnante di inglese insoddisfatto, con un matrimonio fallito alle spalle perché devastato dalla perdita della figlia Zoë. Quasi apatico, immerso nei ricordi, tormentato dalla notte della rapina che l’ha visto inerme di fronte alla sua nuova famiglia. Un’anima in perenne conflitto con se stessa e con il mondo circostante.

Steph, bella, giovane e brillante, da quella famosa notte fatica a riconoscere il marito sempre più distante, lo accusa, spesso in silenzio, di non essere stato in grado di proteggerla e di non amare abbastanza la loro figlioletta Hayden.

Entrambi sono impigliati in una rete a maglie fitte da cui non riescono a districarsi, nonostante le speranze e i buoni propositi.

Sono sfinita. Ho trascorso centoventi minuti guardandomi alle spalle con il cuore pieno di angoscia, con la paura sotto pelle, con un nauseante senso di ansia, con l’incubo di sentire un rumore poco famigliare o il mio allarme di casa suonare.

Forse sono “entrata” troppo nell’atmosfera, nei protagonisti, li ho fatti miei. Ho cercato, con tutta me stessa, di aiutare Steph a venirne fuori, ho sgridato Mark in silenzio, ho cercato di aprirgli gli occhi, di farlo ragionare, ho coccolato la piccola Hayden perché volevo proteggerla. Non è servito.

Una scrittura minuziosa e accattivante che trasporta il lettore, con una facilità disarmante e con tutti e cinque i sensi, in un viaggio che sembra non avere mai fine. Le descrizioni sono particolareggiate, non solo per quanto riguarda, per esempio, Parigi ma soprattutto per quanto concerne gli appartamenti. Descrizioni che avvengono attraverso gli occhi dei protagonisti, attraverso la loro sorpresa, il loro disgusto o disappunto e questo le rende ancora più reali e ci fanno vivere intensamente ogni scena. A tutto ciò, si aggiunge una porta spalancata sull’universo umano, capace di sprofondare in un labirinto buio e asfissiante. Mark e Steph ne sono testimoni.

Un thriller psicologico che si insinua dirompente nella mente, un’altalena di suoni, colori, odori che penetrano nei pensieri e non li abbandonano, una serie di tracce impresse nella memoria, una sorta di catena che lega e rende impotenti e per colpa della quale è impossibile fuggire. Perché il finale è un altro inizio.

Je suis désolée.

 

 

 

S.L.Grey


S.L.Grey è lo pseudonimo di Sarah Lotz e Louis Greenberg. I loro romanzi scritti a quattro mani sono successi internazionali e pubblicati in tredici paesi. Sarah Lotz scrive romanzi e sceneggiature e con la figlia Savannah ha dato il via a una serie di romanzi per ragazzi. Louis Greenberg scrive e lavora come editor, ha un passato da libraio.

A cura di Patrizia Argenziano

instagram.com/patrizia.arge



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