I selvatici 




Sinossi. Primo caso in trasferta per Anna Melissari, la detective che comunica con piante e animali. Sulle montagne di Ferlico, un paesino degli Appennini, Cecilia e suo marito Tullio gestiscono da vent’anni un rifugio che dà impiego e ospitalità a persone in fuga dalle guerre e dalla disperazione in attesa che venga regolarizzato il loro diritto di asilo. Una notte scompare nel nulla Yasser, un giovane proveniente dalla Siria, benvoluto da tutti sia nel rifugio che nel paese. Le forze dell’ordine ritengono si tratti di un semplice allontanamento volontario, ma Cecilia è certa che il ragazzo non se ne sarebbe mai andato senza dare spiegazioni, così incarica delle ricerche l’Agenzia Cantoni. In un ambiente pieno di insospettabili testimoni animali e vegetali, il caso sembra fatto apposta per essere risolto rapidamente grazie alle straordinarie capacità di Anna, ma le cose si rivelano più complicate. Non appena è in mezzo alla natura, infatti, Anna viene sopraffatta dall’intensità delle voci del bosco. Grazie all’aiuto di Cantoni e dell’alano Otto che non l’abbandonano mai, trova nuove strategie per comunicare con capre, ricci, cinghiali, scoiattoli, caprioli e con la vegetazione che ricopre le montagne che circondano il rifugio. E, mentre lentamente emergono i segreti del piccolo paese dove gli abitanti vedono tutto e non perdonano niente, animali e umani selvatici, guardinghi e feriti ognuno a proprio modo, insegnano ad Anna che nel bene e nel male siamo tutti indissolubilmente collegati come gli alberi in un bosco.
Sarah Savioli scrive un giallo che è una commedia sui viventi, sulla fatica che alle volte la convivenza richiede, ma anche sulla splendente ricchezza che solo l’incontro fra le differenze può donare.

 I SELVATICI

di Sarah Savioli

Feltrinelli 2023

thriller, pag. 266

 Recensione di Edoardo Guerrini

Il quarto romanzo di Sarah Savioli che ha per protagonista Anna Melissari, collaboratrice dell’agenzia investigativa Cantoni che risulta sempre di grande aiuto per le indagini, grazie alla macchietta nel cervello che le consente di parlare con qualsiasi essere vivente, animale o pianta, rappresenta un punto ulteriore di crescita nell’evoluzione del personaggio di Anna.

I romanzi di questa serie, che ho apprezzato da subito e che non manco mai di leggere appena escono, hanno sempre avuto una serie di elementi distintivi. Al di là dell’idea di partenza, assolutamente fantasiosa e foriera di grandissime variabilità nelle compagini dei personaggi, perché ogni volta si possono conoscere nuovi “testimoni” interpellati da Anna: cani, gatti, piantine, ecc., da una puntata all’altra ho notato che piano piano la protagonista manifesta una crescente solidità, pur essendo costantemente piena di dubbi su sé stessa e di sensi di colpa nei confronti della sua complicata famiglia.

Anna è una protagonista di gialli decisamente atipica: non è affatto dotata di sicurezza, coraggio, prontezza di riflessi, rapporti sentimentali ricchi e tranquilli. Tutt’altro: Anna ha un marito, Alessandro, che ama assai e che l’ama, ma che tuttavia non vede mai troppo di buon occhio il suo lavoro e ciò che ne consegue per quanto riguarda le cure della casa e materne del piccolo Luca.
Ha un padre burbero e severo, che in questa puntata neppure compare, e una sorella, Lavinia, che sempre le scarica addosso le sue turbe psichiche alquanto farragginose. Ma in questo romanzo, per la prima volta Anna va in trasferta: l’indagine la porta in un rifugio di montagna in mezzo ai boschi, gestito da una coppia di amici di Cantoni, Tullio e Cecilia, che ne hanno fatto una sorta di centro di accoglienza di rifugiati mediorientali; si va alla ricerca di un ragazzo scomparso, Yasser, ventenne siriano che si era ambientato benissimo nel rifugio e stava imparando con grande perizia il mestiere di falegname da un artigiano del paese vicino, ma poi è sparito.

Capisco solo ora, dai suoi lineamenti finalmente crollati per la stanchezza e non più tesi allo spasmo, quanto la mia condizione avesse schiacciato lui e Otto, che non smette di mugolare contento e scodinzola come un cucciolo con la pallina.”

È così che Anna sente di essere finalmente parte di un team che a lei tiene tantissimo, non un’imbranata mal sopportata da tutti.

Questo mi sembra l’elemento di maggior interesse nell’evoluzione “orizzontale” della vicenda, mentre la trama autoconclusiva relativa all’indagine sulla scomparsa di Yasser è come al solito ben congegnata, ricca di personaggi che rappresentano una serie di “piste” in apparenza promettenti ma che poi si perdono nel nulla, fino alla conclusione ovviamente frutto dell’intuito combinato di entrambi, Anna e Giovanni, e delle testimonianze provenienti dal bosco.

Insomma, in questa storia i temi sono molteplici e, pur con la leggerezza, l’ironia e l’humour che contraddistingono la scrittura di Sarah Savioli, comprendono come sempre anche questioni molto serie e importanti, come il nostro modo di vedere l’altro, l’immigrato, il diverso e ciò che ne consegue nel dibattito di questi anni, e quanto può pesare nel modo di vivere e di pensare di quelli che sono riusciti ad arrivare qui in Italia tutto il terribile vissuto: le cicatrici, le violenze, le sofferenze, i pericoli della traversata.
Una storia che, come tutte le precedenti, lascia sempre qualcosa di forte al lettore.

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Sarah Savioli


nasce nel 1974 in Sardegna. Dopo la laurea in Scienze naturali, consegue un master in Scienze forensi e uno in Chimica analitica e per più di dieci anni lavora come perito tecnico-scientifico forense. Per Feltrinelli ha pubblicato i romanzi gialli Gli insospettabili (2020), Il testimone chiave (2021) e La banda dei colpevoli (2022), e nella collana “Feltrinelli Kids” Tutto cambia! (2021, con le illustrazioni di Kalina Muhova) e il giallo Delitto alla Tesla Academy (2023).