Intervista a Roberto Zannini




A tu per tu con l’autore


Ciao Roberto,

ti ringrazio per aver concesso quest’intervista a ThrillerNord facendoti anche i complimenti per la vittoria del prestigioso premio Tedeschi.

Grazie a voi per questa occasione.
Se mi è permesso, voglio dire che vincere il Premio Tedeschi è stato un gran risultato.

Come nasce il personaggio di Eva Carini?

Eva Carini nasce dall’esigenza di avere al centro della narrazione un personaggio risolutore, che non abbia dei dubbi operativi o di competenze e che sappia come risolvere i suoi conflitti, magari convivendoci. Ritengo poi che scrivere di personaggi femminili sia molto più interessante ed attuale. L’era dell’uomo è tramontata, donne fatevi avanti. 

“Il secondo modo di fare le cose” è quello sbrigativo preferito da Eva Carini, che mira ai risultati saltando pastoie burocratiche e ritardi infiniti. Ciò è dovuto al carattere della criminologa oppure è quello che assicura migliori possibilità di successo?

Non è che il secondo modo di fare le cose sia quello preferito da Eva Carini, a volte, è l’unico che le resta. A lei e a noi tutti. Per quanto riguarda il suo rapporto con questo metodo, posso dire che Eva è arrivata a questa soluzione dall’esperienza. Dopo anni di pastoie e cavilli ha capito che di fronte a certe situazioni siamo impotenti ma che c’è un altro approccio. Che può essere anche estremo e derivare responsabilità immense ma è il solo che funziona. Per altro, come forma mentis Eva è molto razionale ma anche istintiva. Non chiedetemi come riesce a farlo, ma lei lo fa.

Qual è stato il passaggio più impegnativo nello sviluppo del libro? La costruzione del personaggio principale, l’architettura della trama oppure le interazioni tra i vari personaggi?

Scrivere questo libro è stato allo stesso tempo semplice e complesso. Per anni mi ero impantanato con un investigatore maschio nella stessa ambientazione. Avevo iniziato ma la cosa non mi dava gusto. Sono uno da prime impressioni. Anche nel leggere, sviluppo una sensazione dalle prime righe, tante volte (purtroppo) anche un giudizio. Sono dell’idea che se neanche l’autore resta affascinato dal suo scritto, non è il caso di andare avanti. Meglio allora zappare l’orto o fare la legna per l’inverno. La trama è venuta da sola dopo aver messo a fuoco il personaggio. Avevo degli eventi focali ed è bastato collegarli. Per l’interazione tra i personaggi bisogna arrivare ai dialoghi, sentirseli e capire come funzionano. Lasciarsi portare dal suono delle parole.

Il serial killer chiamato Infinito è stato ispirato a qualche fatto realmente accaduto?

Come ho detto nel libro si sa di altri criminali “Infinito” ma appartengono tutti all’immaginario. Per altro, nel “secondo modo”, appare di riflesso la figura di Gianfranco Stevanin, serial killer nostrano ritenuto colpevole dell’omicidio di sei donne negli anni’90 e condannato. La presenza riflessa di Stevanin è solo dovuta ad un abbaglio degli inquisitori, in cui Eva non cade. 

Eva Carini ha accumulato una notevole esperienza nell’indagare sui femminicidi, andando anche a Ciudad Juarez dove sono addirittura metodo di addestramento dei sicari. Come mai la città messicana è diventata così pericolosa per le donne?

Altri più autorevoli di me sono più indicati per parlare del fenomeno del femminicidio nel Nord del Messico. D’altra parte ho conoscenza diretta di queste città di confine, della lingua e del modo di pensare messicano. A Juarez c’è una concomitanza di fattori. La presenza di mano d’opera femminile impiegata nelle maquilladoras, il fatto che sia terreno dei Cartelli e la mentalità machista. Una miscela che ha fatto migliaia di vittime.   

Nel fluire della trama ho notato una netta contrapposizione tra tecnologia (la rete neurale ALGIO) e la mentalità ancestrale (Pandora) che può essere anche una chiave interpretativa del libro. E’ una lettura corretta?

Alta e bassa tecnologia. Sentimenti evoluti e pulsioni primordiali. Mettere in conflitto principi opposti in modo da valutarne la risposta ed in una certa maniera perfino l’efficacia, potrebbe essere lo scopo profondo di questo libro e la chiave di lettura è corretta. 

Il finale aperto lascia immaginare un seguito di “Il secondo modo di fare le cose”. E’ previsto un ritorno alle indagini di Eva Carini?

Un ritorno sul campo di Eva carini si può già intravedere dal finale di “Il secondo modo di fare le cose”. Forse non sarà così a sfondo investigativo ma senza dubbio la farà sudare per la soluzione. 

Come hai scelto la suggestiva ambientazione in Ecuador, un luogo magico di grande impatto? Per frequentazione personale?

In Ecuador non ci sono mai stato. D’altra parte conosco la zona al confine del Venezuela, la parte amazzonica della Bolivia e anche molti posti del Perù. La selva amazzonica, poi gira e rigira è un po’ tutta uguale. Non per niente i primi esploratori europei ci si perdevano dentro. Il problema sorge quando la selva viene alterata dalla mano dell’uomo e allora si hanno fenomeni di desertificazione, di degrado ambientale per sfruttamento minerario e di agricoltura intensiva. L’Ecuador è poi il paese dove sono più diffusi i culti collegati alla ayahuasca, una bevanda psicotropa che nel libro ha un ruolo importante. Lasciatemi dire una cosa che non c’entra molto con la domanda. Nel “secondo modo”, una parte significativa la hanno le sostanze, che siano naturali o di sintesi ed Eva Carini è una che ci naviga dentro con relativa disinvoltura, quella derivata da studi specifici e da un dosaggio giornaliero da 80 mg d’ossicodone. 

Quali sono i tuoi autori preferiti del genere thriller/noir?

Ammetto che per questa domanda ho dovuto andare a vedere chi è classificato come autore di thriller e noir. Tra gli italiani ho una certa attenzione verso Carrisi. C’è poi Grisham e la Cornwell anche Ken Follet che seguo dai  tempi di “ La cruna dell’ago”. Vedo che ci mettono dentro Le Carrè per cui ho avuto sempre un culto. Mi piace il suo ritmo e la capacità di affrontare un argomento parlando di altro. Thomas Harrys che ammiro molto per la riservatezza e per la produzione di solo alto livello. Stephen King che mi piace come figura e per il tono pulp, non intellettuale. E’ un grande ma dai suoi lavori traspira la modestia e la voglia di rimettersi sempre in gioco cosa che in altri autori non c’è. Per il Noir direi che Ellroy è unico ma anche Don Winslow non è da poco. Camilleri per gli italiani. 

Ti ringrazio per l’intervista sul tuo thriller “Il secondo modo di fare le cose”.

Il piacere è stato mio e buone letture.

A cura di Salvatore Argiolas

Acquista su Amazon.it: