Un doppio sospetto






(Recensione di Laura Piva)


 

Autore: Arnaldur Indriðason
Traduttore: Silvia Cosimini
Editore: Guanda
Pagine: 316
Genere: Noir
Anno pubblicazione: 2011A Reykjavik, in un appartamento poco distante dal centro, viene rinvenuto il cadavere di un uomo: ha circa trent’anni, indossa una maglietta da donna e giace in una pozza di sangue con la gola tagliata di netto. Sotto il divano vicino a lui, una pashmina che profuma di spezie. L’agente Erlendur Sveinsson della polizia di Reykjavik è partito per i fiordi orientali, inseguito da quei fantasmi del passato che lo tormentano incessantemente, e a occuparsi del caso è la collega Elinborg, detective con l’hobby della cucina e madre di tre figli adolescenti, che tra mille difficoltà cerca di destreggiarsi tra il lavoro e la famiglia. A lei tocca il compito di scavare nelle pieghe della vita apparentemente irreprensibile del giovane ucciso: un buon lavoro, una perfetta forma fisica, un appartamento arredato con gusto. Le indagini sembrano collegare l’omicidio a una serie di stupri avvenuti in città, mentre un’altra pista, meno scontata, conduce alla misteriosa scomparsa di una diciannovenne svanita nel nulla sei anni prima. E se invece la chiave del mistero fosse sepolta in un piccolo cimitero sul mare, in un villaggio dell’entroterra dove il tempo si è fermato? Affidandosi – è il caso di dirlo – al proprio fiuto, Elinborg porta alla luce un’agghiacciante storia di violenza, silenzi e vendetta, che si lascia dietro una scia infinita di vinti e nessun vincitore.In quest’ennesimo capitolo della saga di romanzi dedicati alla squadra investigativa dell’agente Erlendur Sveinsson, grazie ad un escamotage narrativo che vede il protagonista storico della serie misteriosamente scomparso, il ruolo di protagonista spetta all’agente Elinborg, sinora relegata ad un ruolo secondo piano.Il suo personaggio viene finalmente messo in luce ed approfondito: emergono il suo talento investigativo, il suo sesto senso femminile, la sua caparbietà, ma anche tutte le sue insicurezze di donna divisa tra senso del dovere e senso di colpa verso la famiglia a cui sente di non riservare abbastanza tempo.Il cambio di protagonista giova molto alla narrazione dato che i capitoli precedenti della storia, visti attraverso lo sguardo perennemente cupo di Erlendur, avevano spesso peccato di una eccessiva lentezza nello sviluppo della trama e delle indagini. La prospettiva di Elinborg rende vivace e brillante il racconto e fa sì che il romanzo si legga molto velocemente. Grazie a questa figura femminile, emergono le complesse dinamiche familiari legate alle “famiglie allargate” e al complesso rapporto tra genitori e figli adolescenti.

Il tema principale del romanzo, la violenza sessuale, è trattato con delicatezza ma anche con estremo disincanto, poiché le leggi non tutelano pienamente le vittime e le pene sembrano sempre essere troppo lievi in confronto all’entità dell’offesa. Anche quando la giustizia sembra finalmente fare il suo corso, permane un forte senso di amarezza.

La trama si sviluppa in modo piuttosto originale ed è costituita da due storie, apparentemente indipendenti tra loro e appartenenti a due binari temporali diversi, che solo alla fine del romanzo si raccordano fornendo una nuova chiave di lettura agli eventi.

Sullo sfondo della vicenda, il contrasto tra l’Islanda cosmopolita della capitale e zone rurali e remote del Paese, in cui l’omertà delle comunità locali diventa una barriera impenetrabile per le indagini.

 Arnaldur Indriðason su thrillernord:

Arnaldur Indridason