Era la Milano da bere






Recensione dell’autore

Piergiorgio Pulixi

 

Piergiorgio Pulixi


 

Titolo: Era la Milano da bere – Morte civile di un manager

Autore: Alessandro Bastasi

Editore: Fratelli Frilli editori – Collana I Tascabili

Genere: noir

Prezzo: 12,90 euro

Pagine: 277

 

 

Era la Milano da bere” racconta in modo magistrale una parabola crudele propria di questi anni: la discesa agli inferi di un uomo – Massimo Gerosa, marketing manager di una delle più grandi aziende informatiche italiane – che si trova nella condizione di vedere la propria vita passata sgretolarsi innanzi ai suoi occhi senza che possa fare nulla, risucchiato nelle spire voluttuose della crisi economica.

Quest’uomo che aveva posto il proprio lavoro al centro della sua esistenza, sacrificando per esso affetti e amore, da un giorno all’altro viene licenziato perché sono venute meno le condizioni economico-produttive per sostenere le spese che comporta un quadro dirigenziale come lui.

Quarantaquattro anni, una bella moglie, Anna, e una figlia, Cristina, Massimo si trova a casa in piena crisi economica. Tutto questo grazie a una subdola macchinazione della dirigenza dell’azienda che sfrutta un suo “peccatuccio” per scaricarlo, dopo decenni di duro lavoro, umiliazioni subite a testa bassa, e promozioni strappate a morsi in una selva non di colleghi, ma di iene fameliche pronte a tutto pur di screditarlo.

Il suo universo di riferimento implode. All’inizio cerca di darsi da fare, di battere ogni azienda che possa aver bisogno della sua professionalità. Ma è un brutto periodo per tutti. Le società non assumono: licenziano. E Massimo è fuori tempo massimo. Così va a infoltire le fila di un esercito di disoccupati, precari, e disperati a cui è stata sbattuta in faccia una realtà impossibile da fronteggiare; senza contare la concorrenza degli stranieri che Massimo inizia a vedere sempre più di malo modo, proiettando su di loro colpe e negatività che dovrebbe invece imputare solo a se stesso.

Col passare del tempo viene meno anche la sua motivazione e la fiducia nelle proprie abilità ed energie. Inizia a vegetare in casa, chiudendosi al mondo, diventando aggressivo con la moglie e un estraneo per la figlia adolescente. Le due donne iniziano a fargli pesare questa caduta di “status” derivante dal suo licenziamento; entrambe abituate allo sfarzo e alle comodità di una vita privilegiata dovranno reinventarsi, e questo loro rinnovamento non può contemplare il pater familas.

Massimo di base non è un brav’uomo e non è nemmeno simpatico, e Bastasi ha l’onestà intellettuale e la coerenza di non rappresentare mai questo personaggio sotto una luce anche minimamente positiva; però, è inevitabile che questa condizione susciti empatia nel lettore perché tutti, chi più o chi meno, abbiamo vissuto sulla nostra pelle il contraccolpo della crisi del 2008, e in qualche modo la storia di Massimo è la storia di migliaia di persone che si sono trovate in condizioni di indigenza senza poter fare nulla.

Ma la spirale decadente di Massimo Gerosa è appena cominciata: la moglie, ricorrendo a un avvocato, ex collega di Massimo, riesce a buttarlo fuori di casa, non prima di aver “asciugato” il conto corrente del marito, che si trova a fare la spola tra alberghi e motel via via più infimi, fino a battere tutte le topaie nei quartieri più disagiati. Ma a un certo punto anche i tuguri diventano insostenibili economicamente, e Massimo decide di dormire nella sua auto, toccando il fondo della sua parabola esistenziale.

Diventa un relitto umano, un uomo vinto dalla vita, che inizia a maturare un odio viscerale verso l’uomo che è la causa principe di questa sua inesorabile caduta: il boss della COMOR, il dottor Roberto Modigliano, uomo potente di origini ebraiche e ora in lizza per una poltrona al Ministero dell’Economia, archetipo dell’uomo potente, meschino, ributtante, che incarna la doppiezza umana. La spinta propulsiva per rialzarsi dal fondo arriva grazie a un gruppo di neofascisti e radicali di estrema destra che aiutano Massimo a rimettersi insieme; Forza Nazionale – questo il nome dell’organizzazione – diventa la nuova famiglia dell’ex manager e un surrogato degli affetti primari ormai dissolti.

Di pari passo con la sua risalita, cresce in Massimo l’odio razziale e un totale scollamento morale e ideologico verso la società democratica italiana, responsabile di tutti i suoi mali. L’odio è la malta che unisce lui e i suoi camerati. Odio che pagina dopo pagina viene indirizzato – in maniera sempre più esasperata – verso il suo stesso fratello, Angelo, che proprio Massimo fece entrare alla COMOR anni prima, e che ora ha scalato le gerarchie e da semplice addetto alla sorveglianza è divenuto la guardia del corpo di Modigliano, con un debole/ossessione per Anna, l’ex moglie del fratello. Bastasi è abile nel creare pathos e tensione, giocando su questo rapporto controverso finché il conflitto tra i due toccherà apici da tragedia classica.

In una Milano fredda e caliginosa che Bastasi descrive con tonalità asettiche si dipana questa storia in cui la scighera, la nebbia meneghina, assurge a tratti al ruolo di comprimaria, quasi che fosse il sipario che di capitolo in capitolo si chiude e si riapre presentando in un’agile alternanza narrativa i diversi punti di vista dei personaggi: Massimo, Angelo, Anna, Cristina, e lo stesso Modigliano. Lo stile di Bastasi è nitido e attento, il suo fraseggio efficace e mai banale.

Il campo d’elezione dell’autore, milanese d’adozione, è proprio la crisi, e come questa possa produrre nella società delle “anomalie”: persone che si ribellano allo status quo e prendono una deriva violenta da cui non ci può essere ritorno. E questa “difformità” è ben rappresentata dalla feroce scissione identitaria del suo protagonista, tra la persona che era e quella che è diventata: ciò porta Massimo a partorire una nuova identità, un nuovo “Io” disposto a tutto pur di riprendersi ciò che era suo. Un monito, forse, quello di Bastasi, quasi che l’autore volesse costringere il lettore a fronteggiare una realtà dura che solitamente si preferisce ignorare e non affrontare.

Un romanzo necessario per comprendere questi tempi che dovrebbe essere compagno di scaffale de “L’ultimo cliente” di Pietro Caliceti, un altro ottimo romanzo per andare alle radici della crisi economica e delle trasformazioni e le devianze sociali che questa può produrre.

Piergiorgio Pulixi

 

 

 

L’AUTORE – Alessandro Bastasi  è nato a Treviso nel 1949. A 27 anni si è trasferito a Milano, dove attualmente vive e lavora. Con un passato di attore teatrale, a Venezia ha recitato al teatro Ridotto con il mitico Gino Cavalieri, ha continuato in seguito a calcare le scene fino all’ultima partecipazione nell’atto unico Virginia (2010) di Giuseppe Battarino e altri. Nella seconda metà degli anni ’70 ha scritto numerosi articoli di argomento teatrale per riviste del settore (“Sipario”, “La Ribalta”). Tra il 1990 e il 1993 ha vissuto a Mosca. Gli avvenimenti di quegli anni – di passaggio dall’URSS alla nuova Russia – gli hanno dato materia per il suo primo romanzo La fossa comune, pubblicato nel 2008 e ambientato nella capitale russa. In seguito ha dato alle stampe: La gabbia criminale (romanzo, Eclissi Editrice 2010), Città contro (romanzo, Eclissi Editrice 2011), Ologrammi (racconto, MilanoNera Edizioni 2012), La caduta dello status (racconto pubblicato sul quotidiano “Il Manifesto” 2012), Cronaca di un’apocalisse annunciata (racconto, nell’antologia Cronache dalla fine del mondo, Historica Edizioni 2012), La scelta di Lazzaro (romanzo, Meme Publishers editore 2013), Milan by night (racconto, nell’antologia Una notte a Milano, Novecento Editore 2014) ed Era la Milano da bere (Fratelli Frilli Editori, 2016). Altri racconti sono presenti in vari siti letterari.